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Una mazzata i 43 a giudizio. Spero nelle dimissioni di tutti

Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica del 22/11/2013 – di Pier Paolo Luciano

«AL DI la dei ragionamenti giuridici, c’è un dato che è impressionante: 43 consiglieri su 57 indagati che rischiano di finire sotto processo. Una mazzata, che contribuirà a un’ulteriore delegittimazione della politica. E non ne abbiamo certo bisogno, dopo che in Basilicata la maggioranza degli elettori non è andata a votare. La caduta della di credibilità della classe politica è lampante ». Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, scorre la tabella dei consiglieri verso il processo, si preoccupa e si indigna.
Segretario, c’è chi come Luca Pedrale capogruppo di Forza Italia sostiene che il problema riguarda altri 17 consigli regionali. Insomma un così fan tutti che suona come un’assoluzione. Che ne pensa?
«Ed è questo l’errore. Si sottovalutano i campanelli d’allarme che ci arrivano da più parti. Manca la consapevolezza della gravità. Così però si fa del male innanzitutto alle istituzioni. Le si delegittima».


Dunque lei condivide la linea del capogruppo in consiglio regionale Aldo Reschigna che dice che è giusto dimettersi per recuperare un rapporto di fiducia con i cittadini?
«Condivido totalmente quanto detto da Reschigna. Il Pd chiede che sia l’intero Consiglio regionale a dimettersi, in nome della dignità della politica. Spero che nei prossimi giorni arrivi un segnale in tal senso dalle altre forze politiche».
Ma la maggioranza ha già detto che è pronta ad andare avanti anche senza il Pd. Dunque è meglio evitare il gesto di rottura invocato da Reschigna?
«Io spero in un sussulto di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, come è avvenuto per esempio in Lombardia, uno dei tre recenti casi di scioglimento di consigli regionali. Mi auguro innanzitutto che ci sia una convergenza tra gruppi di opposizione.
D’altronde non possiamo nasconderci che c’è stata un’escalation nell’aggravarsi della crisi regionale, che siamo di fronte ad almeno tre fatti nuovi rispetto alla primavera scorsa».
Quali?
«La sentenza della Cassazione che, riconoscendo Giovine colpevole per le firme false della sua lista, certifica di fatto che le elezioni del 2010 si sono svolte in un contesto di non rispetto della legge. Poi la paralisi dell’attività legislativa e amministrativa della giunta regionale nell’ultimo anno e l’inchiesta sui rimborsi. Io non provo certo soddisfazione di fronte a quanto sta emergendo sul fronte delle spese dei consiglieri regionali, ma non posso non chiedere a tutti, innanzitutto ai gruppi più coinvolti, di rendersi conto della gravità della situazione, dell’ennesimo colpo alla legittimazione della politica».
Il fatto che il Pd non abbia indagati la frena al grande passo? Teme che alla fine gli onesti se ne vadano e restino solo i disonesti?
«Non è proprio così. Io sono soddisfatto umanamente prima ancora che politicamente che il mio gruppo non abbia avuto indagati. Ma mi preoccupa di più la perdita di credibilità che questa storia sta dando alla politica piemontese ».
Dunque, che cosa deciderete lunedì nell’incontro tra la segreteria e il gruppo regionale dei democratici?
«Lunedì assumeremo un’iniziativa politica molte forte, un richiamo alla responsabilità di tutti e un appello alla mobilitazione della società piemontese. Vedremo le risposte. Su questa base decideremo come dovrà comportarsi il nostro gruppo. Resto perplesso sulla decisione unilaterale delle dimissioni e sui suoi possibili esiti. Tuttavia non la escludo. Credo, però, che le nostre dimissioni dovrebbero essere l’atto finale di un movimento di opinione e di indignazione popolare che nasca dalla società piemontese. L’orientamento definitivo del Pd sarà comunque preso dalla direzione regionale che si riunirà la prossima settimana».
Ha parlato del caso Piemonte con il segretario nazionale Epifani?
«Lo farò nelle prossime ore».