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Sanità (2008-2009)

Sulla peditaria di comunità

Contributo a cura di Enza SFALANGA, operatore professionale esperto in pediatria di comunità, alla riunione del forum sanità 21-10-2008

Mi chiamo Enza Sfalanga, lavoro come operatore professionale esperto, in pediatria di comunità, presso il consultorio pediatrico di via Ventimiglia.
Vorrei, prima di tutto esprimere la mia soddisfazione per l’importanza che  il piano socio sanitario 2007-2010,dà al territorio come promotore-produttore di prevenzione primaria. In questo contesto, noi operatori del  territorio,abbiamo cercato di creare alcuni presupposti che ponessero l’utente in una condizione di presenza partecipata all’interno del mondo della sanità, nello specifico nel dipartimento dove opero, abbiamo creato servizi per il cittadino quali ad esempio, corsi alle gestanti per promuovere l’allattamento al seno, gruppi di auto-mutuo-aiuto tra le madri, gestiti come volontariato dalle stesse,il coordinamento tra il nostro servizio ed i pediatri di base, i servizi sociali, le associazioni di volontariato,il DSM, la NPI.

Abbiamo istituito corsi di massaggio infantile, educazione alla salute nelle scuole etc.

 

Questa realtà lavora tutti i giorni con l’obiettivo di promuovere la crescita culturale, per aiutare i cittadini affinché anch’essi diventino competenti ed apprendano quanto il settore offre per meglio utilizzare i servizi come spazi propri e non come mera offerta assistenziale.

 

Tutto ciò e’ già stato avviato ed in molte realtà realizzato (ad esempio nei consultori pediatrici). Forse l’unico rischio che possiamo oggi correre e’ quello che io definisco effetto imbuto, cioè che entrino attività, idee, progetti ed escono pochi risultati… motivo? Possono essere diversi, scarse risorse, poca voglia di mettersi in gioco,paura del nuovo che avanza… non si sa. Certo e’ che bisogna fare uno sforzo maggiore, investire di più sul territorio, difendere ciò che funziona ed avere il coraggio di chiudere ciò che non produce risultato. Avere il coraggio di investire sulla cultura del concetto di "salute partecipata" allargato al macrocosmo,e non al microcosmo della "cura della malattia". Non penalizzare realtà o risorse,come accaduto al dipartimento materno infantile nel quale una collega impegnata a portare avanti concetti innovativi e’ stata trasferita in altro settore.

 

Invece di incrementare con più personale alcuni servizi,spesso si assiste al loro depauperamento. Siamo con la nostra piccola realtà produttori di salute ed i nostri servizi possono diventare uno spazio aperto per i cittadini,come dicevo prima, sempre più competenti sul loro stato di salute. E’ necessario trasformare o meglio far morire l’idea dell’offerta assistenziale ormai vecchia ed obsoleta che mantiene l’utente in uno stato di bisogno.