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Riparti Piemonte. Rossi: “Alla fine la montagna partorì un topolino”

“Alla fine la montagna partorì un topolino.” dichiara il Vice Presidente della Sanità Domenico Rossi “ Il Riparti Piemonte doveva essere un “bazooka” secondo il presidente Cirio. “800 milioni di risorse!”, avevano annunciato”.
“ Quando si sono scoperte le carte” prosegue Rossi “al di là degli annunci, abbiamo visto come stanno davvero le cose. Ci troviamo di fronte ai carri armati di Mussolini! La maggior parte delle risorse era già iscritta a bilancio o nei fondi comunitari e viene solo rimodulata. Si tratta di soldi più volte annunciati e previsti, che qui sono stati messi insieme per poter annunciare un grande piano”.

“Ma la verità” prosegue l’esponente dem “è che solo 150 milioni sono fondi aggiuntivi – tra il Riparti Piemonte e il Bonus Piemonte – e di questi più di 100 sono disponibili perché stati accantonati dalla giunta Chiamparino. Su queste risorse si è scatenato il caos, soprattutto nella maggioranza, che non ha saputo trovare un equilibrio e ha trasformato la discussione in un territorio di caccia dei gruppi di maggioranza in concorrenza tra loro per racimolare un po’ di consenso”.

“Completamente ignorate inoltre le richieste delle opposizioni” sottolinea Rossi “che hanno presentato solo emendamenti di merito. E ancora bocciate le proposte per aumentare il sostegno alle vittime di usura e sovraindebitamento, per finanziare maggiori borse di studio per i medici specializzandi. Bocciate quelle per il settore turistico, agricolo e per quello culturale. Idem per le associazioni sportive per le quali avevamo chiesto un investimento maggiore di 2 milioni, così come è stata bocciata la richiesta di sostenere gli asili nido per almeno due mensilità”.

“Ma uno degli aspetti più gravi” conclude il Vice Presidente “è stato l’inserimento di una serie di norme sull’urbanistica, che nulla hanno a che vedere con la crisi covid e che ci portano indietro di decenni su cementificazione e difesa del paesaggio con la scusa della semplificazione.
Nessuna strategia, nessuna visione, nessun cambio di velocità. Neanche la dignità di una presenza.
In tre giorni di discussione di Consiglio Regionale il Presidente Cirio non ha trovato un’ora per discutere con i consiglieri di un provvedimento così importante. Solo una grande confusione di cui pagheranno le conseguenze i cittadini piemontesi”.