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Rassegna stampa democratica

Quattro candidati quattro posizioni del Pd sulla Fiat

di Stefano Cappellini – Il Riformista del 29 dicembre 2010
Divisi i quattro candidati alle primarie torinesi, il responsabile Economia (Fassina) dice una cosa e il responsabile Welfare (Fioroni) il suo contrario. L’ex segretario Cisl Franco Marini spiega che avrebbe firmato pure lui, l’ex segretario Cgil Sergio Cofferati fonda con Bertinotti un’associazione a difesa delle tute blu di Landini. E Vendola reimposta la sua campagna sul caso Fiat.
È possibile che quattro candidati alle primarie del Pd per il sindaco di Torino esprimano quattro linee diverse sull’accordo sindacale per Mirafiori? È possibile. C’è la linea filo-Fiom incarnata da Giorgio Ardito, ex funzionario del Pci, che parla di accordo «disastroso». C’è la posizione pro Cisl e pro Uil di Davide Gariglio, consigliere regionale, il più giovane degli aspiranti al dopo-Chiamparino (classe 1967), per il quale l’ accordo è «indispensabile». In mezzo ci sono il vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Placido, anche lui con un robusto cursus honorum nel Pci-Pds-Ds, e Piero Fassino, che è Piero Fassino, convinti che l’intesa s’aveva da fare, «perché l’investimento in ballo è troppo alto», ma che piazzano ciascuno una serie di se e di ma. Placido definisce l’accordo «necessario», deplora il conservatorismo della Fiom e critica la volontà Fiat di isolare la sigla dei metalmeccanici Cgil. Per Fassino l’accordo è «necessario, importante e difficile» e però «l’azienda non dovrebbe discriminare nessuno».
Non che uscendo dal lotto dei candidati alle primarie la situazione migliori. Il segretario del Pd piemontese, l’ex popolare Gianfranco Morgando, è più o meno sulla linea mediana, «bene l’intesa però…», ma un dirigente nazionale molto vicino a Pier Luigi Bersani e titolato a dichiarare sulla vicenda, il responsabile Economia Stefano Fassina, si è presentato a Torino preceduto da dichiarazioni molto battagliere nei confronti della Fiat: «Noi riteniamo che la soluzione individuata su Mirafiori e Pomigliano non sia accettabile perché non si può negare rappresentanza a una parte dei lavoratori, bisogna intervenire sulle regole di rappresentanza. Stiamo parlando di un fatto che ha un rilievo di carattere generale, tocca il tema della qualità della democrazia». Ieri Fassina ha riunito in seduta congiunta la segreteria provinciale e regionale a caccia di una improbabile mediazione e, soprattutto, di una linea di azione. Si è fatta strada l’idea di organizzare un volantinaggio Pd fuori dai cancelli di Mirafiori. Già, ma per dire cosa ai lavoratori? Per propagandare la linea severa con Marchionne dello stesso Fassina? O quella benevolente del responsabile Welfare Beppe Fioroni, che al partito chiede «coraggio» e ai critici verso Fiat ricorda che «conservare significa recedere e perdere tutto»? La posizione ufficiale della segreteria cerca di valorizzare i tratti comuni, ma è difficile individuare una mediazione tra la posizione dell’ex segretario Cisl Franco Marini («Da sindacalista avrei firmato l’accordo ma è sbagliato escludere la Fiom») e la posizione dell’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati, neo-promotore – insieme a Fausto Bertinotti, Rossanda Rossanda e altri nomi storici della sinistra italiana – dell’associazione “Lavoro e libertà” a tutela delle tute blu di Landini.
Su Torino, il rischio paventato a microfoni spenti da più di un candidato è che lo spaesamento dell’elettorato democratico si tramuti in un astensionismo ancora più marcato di quello che ha penalizzato le primarie milanesi. Rischio accompagnato dal timore che si aprano prospettive elettorali insperate per la sinistra vendoliana, intenzionata a candidare alle comunali un proprio rappresentante per unire tutta l’area del malcontento operaio. Addiritura nei giorni scorsi era circolato il nome di Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom, che avrebbe trasformato le amministrative torinesi di primavera in un bis del referendum di gennaio sull’accordo per Mirafiori. L’ipotesi pare rientrata, anche perché avrebbe esposto direttamente la Fiom e con rischi altissimi. Un 7 o un 8 per cento potrebbe pure passare per un successo se a incassarlo è un politico di Sinistra e libertà. Per la Fiom sarebbe un marchio ufficiale di minoritarismo. Ecco dunque che s’avanza la candidatura di Gianguido Passoni, assessore comunale al Bilancio.
Vendola, intanto, la campagna Fiat l’ha già iniziata a colpi di proclami: «Il caso Marchionne e Mirafiori rappresenta un punto dirimente per costruire una visione e una coalizione con coloro che si sono opposti, per esempio, alla riforma Gelmini». E ancora: «Marchionne – ha dichiarato in serata al Tg3 – propone un regresso, una sfida con il torcicollo, un ritorno al passato che andava bene quando il lavoro era merce povera e grezza, quando i lavoratori erano soli, senza le tutele del contratto collettivo, di fronte a un’impresa internazionale che li poteva spremere. Alla sua sfida bisogna reagire con grande radicalità». E qui per un Pd che ha già i suoi problemi in casa si propone una questione ulteriore, ovvero quale programma comune di governo si può stendere insieme agli alleati Vendola e Di Pietro, considerato che l’ex pm parla a sua volta di «ritorno al ventennio fascista».
Urge intervento di Bersani che sfrondi almeno di qualche e se e qualche ma il caleidoscopio di opinioni interne. Invocare un dibattito in Parlamento, come ha fatto il segretario nei giorni scorsi, può essere utile. Ma non servirà a produrre per magia una risposta a ciò che si domanda buona parte del popolo democratico: riuscirà il Pd a prendere una linea chiara su Mirafiori?