Rossi (Pd): “Su sicurezza e sanità la destra ha fallito: dobbiamo essere uniti”
Dall’intervista con Andrea Gatta su Repubblica Torino
La destra è già in piena campagna elettorale per il 2027 e il Pd ha il dovere di costruire le condizioni per l’unità del centrosinistra, avverte il segretario regionale Domenico Rossi. Parla di un partito che ha bisogno «di tenere uno sguardo strabico, di guardare lontano e tenere viva la speranza delle persone ma allo stesso occuparsi dei problemi immediati, dalla sanità ai trasporti». Ma prima ci tiene a delineare il contesto internazionale, «in cui assistiamo alla crescita dei peggiori nazionalismi, all’aumento delle disuguaglianze, al ruolo distorsivo delle piattaforme digitali che sono in mano a privati ultraricchi».
E quindi il Pd cosa può fare?
«Bisogna trovare il modo di rimettere in circolo emozioni positive e non cavarcela solo facendo bei discorsi. Occorre convincere i cittadini che ciò che le destre propongono sembra una medicina ma è un veleno».
In Piemonte come si declinano questo contesto e questi propositi?
«Mi pare ci siano due aspetti. Uno è il piano politico: è evidente come la destra abbia iniziato la campagna elettorale, c’è una linea comune che è stata inaugurata in Lombardia con lo sgombero del Leoncavallo. Lo schema è chiaro, mentre tagliano sulla sicurezza creano l’incendio per scaricare sui sindaci le conseguenze e intervenire in modo muscolare. Per poi dire “abbiamo risolto noi”».
Si sta ovviamente riferendo alla vicenda di Askatasuna a Torino.
«Certo, e questo schema spiega anche il comportamento di Zangrillo, che si è messo in competizione con Marrone nell’ottica di una candidatura per il Comune e di una campagna elettorale permanente sulla sicurezza. Però allora, se credono nella sicurezza, diano sostegno ai sindaci aumentando le forze dell’ordine sul territorio e le risorse per politiche sociali e rigenerazione urbana, al contrario di quanto avvenuto nell’ultima finanziaria».
Il centrodestra intanto però governa, a Roma come in Regione. Che fare?
«Qui arriviamo al piano amministrativo. Vediamo tutti che i problemi che aveva la sanità, dalle liste d’attesa all’esodo del personale, sono rimasti. Il nuovo Cup ora è anche in ritardo. Sui trasporti, chi fa il pendolare sa benissimo come funzionano le cose. Continueremo la nostra battaglia: in consiglio regionale depositeremo a breve una proposta di legge sul salario minimo a 9 euro negli appalti di competenza della Regione. Vogliamo sfidare Cirio sui diritti dei lavoratori. So che anche il M5S sta presentando una proposta simile. Come partito saremo saremo impegnati in tante iniziative, la campagna per il no sul referendum giustizia, gli sportelli gestiti dai nostri volontari sulla sanità, la formazione dei segretari di circolo, la conferenza programmatica lanciata da Schlein, la giornata nazionale delle vittime delle mafie che sarà a Torino. Dalla primavera prepareremo le elezioni amministrative del 2027 che vedono cinque capoluoghi al voto».
Sul piano sanitario il centrosinistra ha lavorato insieme. È un’esperienza da cui si può ripartire?
«È una modalità organizzativa che ha fruttato anche politicamente: un buon modello che le opposizioni devono preservare. Ma la posizione del Pd piemontese è identica a quella del Pd nazionale, ovvero che il nostro primo dovere è costruire le condizioni dell’unità».
Da questo punto di vista come vi presentate al 2027?
«Se escludiamo Torino, che ha le sue peculiarità, sui territori non ci sono problemi. Ad Alessandria ad esempio governiamo insieme, a Novara l’opposizione Pd-5 stelle è compatta, a Trecate il prossimo anno andremo uniti. Non ci sono situazioni esplosive, al netto di future fibrillazioni nazionali che, se dovessero esserci, potrebbero ripercuotersi a livello locale».
Ma a Torino come sta andando? I 5 stelle non vogliono Lo Russo.
«La nostra posizione è sempre la stessa, siamo disponibili ad allargare la coalizione nel modo più ampio possibile. Lo Russo non è in discussione ma allo stesso tempo ci auguriamo che anche a Torino prevalgano sensibilità che portino a superare le contrapposizioni del passato. Lavoriamo in questa direzione».






