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GIUSTIZIA E SOCIALE, IL PD RIPARTE DA TORINO. SERRACCHIANI E ROSSI: “NO AL REFERENDUM CHE DEMOLISCE LA COSTITUZIONE, SÌ ALL’ASCOLTO DELL’ITALIA REALE”. SCHLEIN A TORINO IL 2 MARZO

Il Partito Democratico ha scelto Torino per rilanciare la sua azione politica su due fronti: la battaglia per il NO al referendum costituzionale sulla giustizia e l’avvio della campagna di ascolto “L’Italia che sentiamo“.

Alla conferenza stampa, che si è tenuta oggi al circolo PD Torino 1, sono intervenuti la responsabile giustizia nazionale Debora Serracchiani, la vicepresidente del Senato Anna Rossomando, il deputato Mauro Laus e il segretario regionale Domenico Rossi.

Il PD ha ribadito la netta contrarietà alla riforma, definendola non tecnica ma profondamente politica. A dichiararlo è stata Debora Serracchiani: «Il PD è schierato per il NO netto e determinato perché questa non è una riforma della giustizia: non sfiora neppure uno dei problemi reali, non stabilizza i 14mila precari su 27mila lavoratori, non accorcia i tempi dei processi e non risolve i disagi delle strutture. Non serve nemmeno per la separazione delle carriere, che nei fatti c’è già dopo la riforma Cartabia (come dimostrano i numeri esigui dei passaggi di funzione). Qui si cambiano 7 articoli della Costituzione con un obiettivo solo: scardinare l’equilibrio dei poteri e ridurre l’indipendenza della magistratura. È un disegno per far agire la politica indisturbata, limitando i controlli di legalità. Il sorteggio del CSM è un’ignominia che apre crepe pericolose: una volta aperte, non si chiuderanno più».

La senatrice Anna Rossomando ha aggiunto: «Introdurre il sorteggio apre la strada a qualcosa che incide sulla democrazia come l’abbiamo conosciuta fino ad ora. Non c’è nessun paese dove è stato demolito l’organo di autogoverno della magistratura: è accaduto solo in Polonia e in Ungheria. Noi difendiamo l’autonomia e l’indipendenza perché la cultura del garantismo non la lasciamo a nessuno». Il deputato Mauro Laus ha sottolineato la necessità di «uscire dai palazzi e parlare direttamente ai cittadini per spiegare la pericolosità di questo disegno».

Il segretario regionale Rossi ha illustrato i numeri della mobilitazione territoriale, che vede il partito organizzato in modo capillare: «Questa riforma non risolve nulla, ma assume i contorni di una sfida tra due visioni della democrazia. L’obiettivo delle destre identitarie è esplicito: l’indebolimento dell’autonomia della magistratura e l’intimidazione. Basta ascoltare Nordio e Meloni: il magistrato non allineato viene dipinto come un avversario politico. Per contrastare questa deriva siamo scesi in campo con una campagna strutturata a sostegno dei comitati per il NO: ad oggi sono 80 le iniziative in Piemonte e tante altre sono in via di definizione». A sostegno di questo sforzo, lunedì 2 marzo sarà a Torino la segretaria nazionale Elly Schlein. 

L’incontro ha segnato anche l’avvio piemontese della mobilitazione sui bisogni sociali. «Portiamo in Piemonte la campagna ‘L’Italia che sentiamo’ perché c’è un paese reale che non si rassegna alla narrazione della destra – ha concluso Rossi –. Mentre loro impongono discussioni sulle architetture istituzionali, noi stiamo dove i problemi mordono: negli ospedali al collasso, nelle scuole di periferia, tra i lavoratori precari. Vogliamo raccogliere le storie dei piemontesi per trasformarle in battaglia politica».