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Moderati, alzate la voce

Giorgio Merlo su Europa del 26-04-2011


Forse è giunto il momento che il fronte moderato si faccia sentire. Non vuole essere un appello all’unità di tutti coloro che hanno una concezione “mite” della politica o di semplice rispetto delle istituzioni.Ma non è certo un caso, del resto, che di fronte ad una progressiva radicalizzazione della dialettica politica tutti i sondaggisti segnalano la speculare, e preoccupante, crescita dell’astensionismo e del distacco dalla politica.
È appena sufficiente registrare, senza commentare ulteriormente, l’impennata delle violenze verbali dello scorso fine settimana per arrivare ad una semplice e drastica conclusione: chi è portatore sano di una concezione democratica e rispettosa della politica adesso deve alzare la voce.
È inutile perdersi in ulteriori approfondimenti. Conosciamo perfettamente il profilo, e forse, la progressiva degenerazione del berlusconismo. Da grande speranza liberale si è ormai trasformato in un contenitore rancoroso e vendicativo nei confronti di chiunque metta in discussione il verbo del leader maximo che è sempre meno sintonizzato con le esigenze crescenti dei cittadini italiani. Ma se la deriva, e il linguaggio, berlusconiani sono ormai noti alle cronache politiche e giornalistiche del nostro paese, dobbiamo anche avere il coraggio di dire che l’estremismo violento e guerrafondaio non è appannaggio della sola destra.
È noto, infatti, che è altrettanto sufficiente ascoltare i proclami dei settori più oltranzisti della cosiddetta opposizione per rendersi conto che anche da quelle parti alligna un estremismo poco compatibile con una visione moderata, costituzionale e democratica della politica. Non credo, nello specifico, che il popolo dei blog che accompagna e plaude alle sentenze giustizialiste e forcaiole di alcuni esponenti politici dell’opposizione, di noti talk show televisivi, di feroci commentatori giornalistici e di eterni intellettuali dalla penna sempre intrisa di violenza e di vendetta possano essere tranquilli e affidabili compagni di viaggio nella costruzione di una alternativa alla destra di governo. Se l’alternativa al ventennio berlusconiano si riduce ad una nuova stagione di violenza verbale, di demonizzazione dell’avversario e di presunta superiorità morale non è difficile immaginare che la stragrande maggioranza degli italiani si ritroverà da un’altra parte.
Ora, per evitare di ripiombare negli opposti estremismi, diventa essenziale recuperare innanzitutto un dialogo tra i “moderati” di entrambi gli schieramenti. Un dialogo che cerca, se non altro, di preparare la nuova fase politica che inevitabilmente si aprirà con la prossima legislatura, a prescindere dalla scadenza di quella attuale.
Questo non significa dar vita a pasticci o, peggio ancora, ad operazioni trasformistiche. Semplicemente si tratta di prendere atto che questo paese non può più essere governato da chi strutturalmente incendia la politica italiana. Sia destra sia a sinistra. E il compito di una forza politica popolare, democratica e di governo come il Pd è anche questo. Per dirla con chiarezza, se dovesse prevalere la cultura dipietrista e tutto ciò che aleggia attorno a quell’area, non solo dovremmo prendere amaramente prendere atto che lo sforzo di ridare una normalità democratica al nostro paese resterebbe ancora una chimera ma, quel che è peggio, che il sogno di riproporre un fisiologico confronto tra schieramenti politici diversi e alternativi sarebbe ancora piegato alla logica del giustizialismo, del moralismo e della demolizione politica e personale dell’avversario. E cioè, l’esatto contrario di ciò che attende la stragrande maggioranza degli italiani.
Ecco perché è giunto il momento che i “moderati” alzino la voce. Senza dimenticare mai il monito di Martinazzoli che gli «interessi non sono mai moderati ma, semmai, è la politica che li modera». Oggi, forse, può essere l’ultima chiamata.