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Bindi: «Alle urne per quattro sì bocciamo le politiche del governo»

«Quattro sì contro scelte di questo governo»: Rosi Bindi, presidente del Pd, oggi chiude la campagna referendaria a Scanzano fonico. Era li anche nel 2003, quando il governo si arrese alla rivolta popolare contro l’individuazione del paese come sito per lo smaltimento delle scorie nucleari.

Va a votare? E cosa?
«Non solo ci vado ma lavoro perché lo facciano in molti. E voto quattro sì convinti. E fondamentale riappropriarsi dello strumento referendario, tanto umiliato in questi anni. In attesa di rivedere una legge assurda – siamo gli unici a prevedere un quorum così alto – bisogna supplire con la partecipazione».

Perché due sì sull’acqua? Per molti, anche nel Pd, abolire la partecipazione privata alla sua gestione è un errore.
«Non è un voto contro la partecipazione dei privati alla gestione della distribuzione dell’acqua, tant’è che noi abbiamo presentato una nostra proposta di legge che non la esclude e la regola. Votiamo contro il modo in cui l’ha realizzata il governo con il decreto Ronchi, che di fatto instaura un monopolio privato. Il nostro è un no ad una privatizzazione che finisce per realizzare il principio di privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Non si può speculare su un bene essenziale e limitato come l’acqua».

Legittimo impedimento: perché sì se la legge, a tempo, scadrà ad ottobre?
«Perché va cancellata dall’ordinamento giuridico una legge che applica un principio incostituzionale: quello per cui la legge non è uguale per tutti. Perché nessuno possa riprovarci: visto che è a termine, qualcuno potrebbe inventarsene un’altra».

Nucleare: perché abolirlo se le centrali le fanno in Francia, a due passi da noi?
«Anche in questo caso, votiamo contro il piano nucleare del governo. Serve una politica energetica che non esclude la ricerca sul nucleare, come quella su altre fonti tipo l’idrogeno, ma intanto investa nelle rinnovabili. Un paese come l’Italia deve battersi perché il nucleare sia sicuro in tutto il mondo, non importare l’insicurezza che c’è oltreconfine. Se e quando risolveranno il problema dello smaltimento delle scorie, se e quando la tecnologia sarà sicura, se e quando i costi oggi altissimi saranno vantaggiosi, ne potremo riparlare».

E anche un voto politico? È, come sostiene Berlusconi, il tentativo di bissare la spallata al governo?
«Questo è un voto sul futuro: sulla qualità della vita, sul modello di sviluppo, sulla legalità. Temi che vanno ben oltre le miserie di questo periodo. Tuttavia non si può nascondere che si vota contro leggi volute da questo governo e questa maggioranza. Una valenza politica, quindi, non potrà non averla. Anche perché Berlusconi ci sta nuovamente mettendo del suo: prima ha detto che erano inutili, poi che non va a votare. E lui che continua a sfidare il popolo italiano. Gli è già andata male una volta…».

Di Pietro ha sostenuto che, se i referendum passeranno, il presidente della Repubblica potrà sciogliere le Camere. E così?
«Intanto fermiamoci al presidente della Repubblica che va a votare. Passiamo il quorum e poi ne riparliamo».