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ROSI BINDI: «SÌ, TAGLIAMO LA CASTA. ANCHE QUELLA DEI MANAGER»

Intervista a Rosy Bindi su L’Unità del 07-07-2011

«No, non sono superpartes. Io sono la sentinella delle deliberazioni delle assemblee del Pd e sulla legge elettorale c’è una proposta chiara. Quindi spero proprio che tutto il Pd chieda a Passigli di ritirare il referendum abrogativo del Porcellum». Rosy Bindi, presidente dei democratici è sul piede di guerra. Non gli piacciono gli ammiccamenti «di certi dirigenti» alla proposta Passigli. O si ritira quel referendum, dice, «oppure bisognerà tutelarsi tutelarsi perché non possiamo tornare alla prima Repubblica».
Giorno caldissimo per il Pd, su più fronti, compreso quello della manovra economica.
Bindi,cominciamo dalla manovra. Tremonti dice che rimetterà i conti a posto, l’Anci la definisce«una pietra tombale sul federalismo». Secondo lei?
«Il sistema delle autonomie locali ha reagito con una posizione ferma che definirei inevitabile perché ancora una volta il governo non ha mantenuto la parola. Il via libera al decreto legislativo sul federalismo fiscale fu dato dalle Regioni con la Conferenza unificata quando il governo prese l’impegno di restituire le somme che erano state tagliate nelle finanziarie precedenti. Questa manovra, invece, nei prossimi tre anni toglie di nuovo risorse al sistema delle autonomie, a partire dalla sanità. È evidente che così il federalismo muore, l’intero sistema viene messo in ginocchio prima ancora di essere attuato».

Il ministro dell’Economia apre all’opposizione, purché faccia proposte «Eurostat compatibili». Pronti a presentarne?
«Non capisco perché dovremmo partecipare a un documento sul quale il governo ha già annunciato la fiducia. Significherebbe contribuire a un testo sul quale voteremmo contro. È una contraddizione in termini. È già inaccettabile lo strumento del decreto quando c’era tempo fino ad ottobre per l’approvazione, figurarsi l’ennesima blindatura. Tolgano la fiducia».

Parliamo dei costi della politica. Perché si annunciano sempre ma poi quelli veri non si fanno mai?
«Bisogna fare tagli laddove si può intervenire immediatamente perché la politica deve dimostrare condivisione con un Paese che sta pagando un prezzo altissimo. Ma poi c’è bisogno di misure pesanti, che vanno studiate attentamente e che devono riguardare tutta la classe dirigente del Paese».

Perché il Pd non presenta una sua proposta al riguardo?
«Penso che già adesso con un emendamento alla manovra possiamo proporre di intervenire, per allinearci all’Europa, per eliminare i vitalizi e distinguere tra l’indennità dei parlamentari e il costo dei servizi. Poi, si deve presentare un progetto di ristrutturazione generale complessiva: lo squilibrio non è soltanto tra i compensi di un parlamentare rispetto a quello di un precario, ma anche nella differenza tra lo stipendio dei grandi manager pubblici e privati e quello degli operai».

Ormai non ci crede più nessuno. Davvero il Pd lancerebbe la sfida alla casta politica e non?
«Penso che dovremmo farlo subito dando un segnale chiaro ai cittadini e senza alimentare l’antipolitica».

Intanto c’è chi vi critica, dal Terzo Polo all’Idv a pezzi dello stesso Pd, come Matteo Renzi, e Walter Veltroni, per aver deciso l’astensione sull’abolizione delle Province.
«La norma dell’Idv era di fatto una norma- propaganda e non serviva all’intervento che dobbiamo fare, cioè la ristrutturazione di tutti gli enti locali. È vero, se come opposizione avessimo votato uniti il messaggio alla nostra gente sarebbe arrivato in maniera chiara e immediata, malgrado avessimo sempre sostenuto che era necessario procedere a una riorganizzazione del governo del territorio. Ma aveva senso votare una norma che non avrebbe cambiato nulla? Noi non possiamo inseguire la demagogia».

Ma gli elettori del Pd avranno capito?
«Noi abbiamo agito come un partito di governo: non ci si può limitare a sopprimere una parola, “province”, dalla Carta costituzionale senza prevedere le conseguenze. Nessuno pensi che se ieri fosse passato quel provvedimento, il giorno dopo sarebbero sparite le Province. Chiedo ai nostri elettori di fidarsi perché come faremo un intervento organico sui costi della politica lo faremo anche sulle Province».

Altro argomento caro agli elettori: la legge elettorale. Passigli promuove un referendum, Parisi, Veltroni e altri dirigenti Pd ne preparano un altro. Bersani chiede a tutti i big di starne fuori perché il Pd ha una sua proposta. Che sta succedendo, presidente?
«Noi abbiamo predisposto un ottimo disegno di legge, che adesso presenteremo al Senato. Ritengo che risponda agli orientamenti espressi dall’Assemblea: collegio uninominale a doppio turno, maggioritario con una quota proporzionale che garantisce la rappresentatività ai territori. Quindi Quindi condivido quanto ha detto Bersani: la dirigenza del partito si deve attenere a questo impegno, però…».

Però?
«Nel momento in cui c’è un referendum come quello Passigli che con la parola d’ordine “aboliamo il Porcellum” può raccogliere le firme e raggiungere anche il quorum, ma che alla fine darebbe al Paese una legge elettorale peggiore dell’attuale, noi dobbiamo tutelarci. Quel referendum significherebbe il ritorno al proporzionale e toglierebbe persino la possibilità di indicare la coalizione di governo. Se non abbiamo la certezza di poter approvare la nostra legge elettorale allora dobbiamo trovare un modo per garantirci, anche con un altro referendum».

È vero che è stata tentata di promuovere quello pro-Mattarellum?
«No, come dirigente del partito non mi faccio promotrice di un referendum, ma voglio tutelarmi. Tutto il Pd deve tutelarsi dalla proposta Passigli, è una beffa e riporta alle mani libere dei partiti in Parlamento. Sarò la prima a ringraziare quel movimento di cittadini a noi vicini che vorranno promuovere un referendum pro-Mattarellum, se Passigli non ritira il suo»