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Ammalati, deboli, vecchi, disabili ecco chi paga la riforma della sanità. Il Pd porta in piazza la protesta di tutto il Piemonte

la Repubblica – Torino del 18/09/2011


La sanità non si può tagliare. Con questo slogan, il Partito Democratico ha portato ieri in piazza le proteste di tutte le province del Piemonte. Sul palco medici e presidenti di associazioni di malati, lavoratori dei consorzi socio-assistenziali e sindaci. In tutto il territorio piemontese si sono alzate le barricate contro una riforma che, si ripete «si tradurrà in una riduzione di servizi e tagli pesanti al personale, con conseguenze che saranno pagate dai pazienti più fragili». E dall´ospedale Molinette arriva l´appello sulla situazione delle sale operatorie e della terapia intensiva della cardiochirurgia: «Dovremo ridurre l´attività», è l´allarme lanciato da Marco Ranieri e Mauro Rinaldi. La proposta alternativa presentata dall´Università non ha avuto risposte, ma la direzione replica dicendo di aver chiesto i finanziamenti alla Regione.

L´ospedale di Asti, nuovo di pacca, sta diventando una succursale di quello di Alessandria «ma nessuno è contento, né astigiani né alessandrini», dice il prossimo candidato sindaco del centrosinistra Fabrizio Brignoglio. E dove c´erano quattro ambulanze con medico a bordo adesso ce n´è una sola. Da Novara arriva l´allarme per chi soffre di malattie psichiche. Valeria Quaglia, presidente dell´Associazione per la lotta alla sofferenza psichica, calcola il costo dei tagli: «Un ulteriore due per cento rispetto al bilancio precedente e l´attività di riabilitazione ridotta della metà». Dal Cuneese l´appello di Gabriella Ragno, del consorzio socio assistenziale: «Da noi un taglio non ancora confermato di 407 mila euro. Che si traduce in meno servizi per i minori, per i disabili, e liste di attesa in aumento. Una cifra che corrisponde al lavoro di 18 persone».
Il Pd porta in piazza la protesta di tutto il Piemonte per una riforma sanitaria che per il momento ha visto ergersi barricate e ostacoli ovunque. «La sanità non si taglia», ripetono dal palco di piazza Carignano i Democratici, un´ampia rappresentanza da tutte le province per sostenere una delle battaglie più dure dell´autunno politico subalpino. Che riprenderà già martedì in Consiglio regionale, ricorda il responsabile Pd Nino Boeti, dov´è in programma una seduta dedicata alle liste di attesa.
Damiano Delbarba è un medico di famiglia del Verbano, ma ha il piglio di un leader politico: «Dal Verbano siamo arrivati in pullman e siamo in tanti. Io sono un medico di base ma mi si chiede di essere un uomo cerniera. Cerniera fra ospedale, territorio e sociale senza indicazioni di cosa si vuole davvero fare». Maria Grazia Breda del Csa (Comitato sanità e assistenza), voce importante nel mondo della tutela del diritto alla salute, ricorda i numeri degli anziani che attendono di entrare in una casa di cura: 10.800 persone. E manda un messaggio al governatore del Piemonte: «I duecento milioni delle quote latte avrebbero potuto essere utilizzati per finanziare i servizi, ma la Regione ha deciso di non incassare quei soldi». Breda non si limita ai numeri ma racconta una storia, quella di una donna di 85 anni, dimessa dalla casa di cura senza che la figlia ne sapesse nulla: «Quando l´ha saputo, e per fortuna conosceva i suoi diritti, è riuscita a riportarla in ospedale».
Rita De Lilla, da Biella, fa un resoconto della riduzione di servizi e risorse sulla tossicodipendanza: «Lavoro nell´Asl da 32 anni e adesso vengono tagliati anche i fondi sull´Aids, anche se in realtà l´Hiv si sta riacutizzando». Il sindaco di Ovada Andrea Oddone parla di sforbiciate pesanti sul servizio di emergenza, il pronto soccorso che diventa punto di primo intervento, mentre a Novi si chiudono reparti e ci sono grandi difficoltà sul turn over del personale. Da Vercelli, il medico Gabriele Bagnasco rammenta la storia dell´ortopedia appaltata ad una società esterna, mentre da Torino il giovane psicologo Dario Chieli dice che la spada di Damocle dei tagli è una scusa che nasconde altri problemi: «La spesa sanitaria in Italia è cresciuta solo dell´1,7 per cento contro una media europea del 4 per cento».
In piazza Carignano anche molti sindaci. Carlo Vietti di Druento riporta alla ribalta la situazione di Venaria: «Guarda caso, mente sull´ospedale non si sa nulla e la Tac non viene utilizzata, gli studi privati stanno aumentando la pubblicità». E c´è il sindaco di Avigliana Carla Mattioli, accanto al presidente della Comunità montana Bassa Valle di Susa Sandro Plano. Due No Tav in casa Pd, oggi nei panni di difensori dei servizi sul territorio: «Il pronto soccorso di Avigliana è già stato chiuso», dice Mattioli. Monferino e Cota ci spiegano che la sanità non è né di destra né di sinistra, dice il capogruppo regionale dei Democratici Aldo Reschigna: «Ma le conseguenze della loro riforma sono sotto gli occhi di tutti. E, invece della collaborazione, fra i territori sta nascendo una forte competizione». Il segretario regionale Gianfranco Morgando ricorda infine che la sanità è uno dei banchi di prova più importanti per testare il livello di uguaglianza fra cittadini. «Ed è evidente l´incapacità di questo governo regionale di rispondere ai problemi concreti della popolazione piemontese».