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Sanità, rabbia in piazza. Il Pd tenta la spallata. Centinaia di persone in centro per contestare i tagli della Regione
La Stampa – Torino del 18/09/2011
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Più che i discorsi dei leader, colpiscono le voci di chi si è sobbarcato un viaggio in auto, o in pullman, per rendere la propria testimonianza e invocare una svolta.
Il tema è la riforma sanitaria impostata dalla Regione, con gli accorpamenti e i tagli correlati. Le voci sono quelle del Piemonte, a volte profondo, risuonate in piazza Carignano, nel cuore di Torino. Asti, Cuneo, Alessandria, Biella, Vercelli, Verbania… Territori accomunati dai timori per una riorganizzazione che non solo rivoluziona i servizi di base ma, trovandosi a mezza cottura, suscita incertezze e talora arbitrii.
Oltre 1.500 persone secondo le stime del Pd, che ha organizzato la manifestazione. Probabilmente qualcosa di meno. Comunque tante, considerate le distanze da superare e l’arrivo della prima pioggia d’autunno. Un’iniziativa, tre obiettivi, spiega Gianfranco Morgando, il numero uno del partito in Piemonte: «Sottolineare l’interesse per un settore strategico, denunciare la crisi politica dell’attuale maggioranza, succube della Lega Nord e sempre più sfilacciata, proporre un progetto alternativo».
Anche se l’obiettivo prioritario sollecitato durante gli interventi dal palco è il pensionamento anticipato del Governo e della maggioranza che governa la Regione. Presenti senatori (Marcenaro), deputati (Esposito, Merlo), consiglieri del partito come Placido, Reschigna, Boeti, Muliere, Ronzani, Laus, Lepri, Pentenero, Gariglio. Presenti diversi sindaci con la fascia tricolore: da Fabio Isnardi (Calamandrana) ad Andrea Oddone (Ovada). Applaudito Arturo Parisi, impegnato nella raccolta delle firme per il referendum finalizzato a cambiare la legge elettorale.
Il filo conduttore è la critica sistematica della riforma sanitaria nel merito e nel metodo: un impianto che, per usare le parole di Aldo Reschigna, il capogruppo in Regione, «non crea un’integrazione ma prospetta una competizione di territori in lotta fra loro». Una guerra tra poveri, pronti a scaricarsi l’un l’altro per salvaguardare l’ospedale, l’emodinamica o il pronto soccorso domestico. «Sacrifici tanto più inaccettabili – ha ricordato Maria Grazia Preda, Comitato per la promozione della petizione popolare per i diritti dei non autosufficienti – «a fronte dei 200 milioni ai quali la Regione ha rinunciato ritirandosi come parte civile dal processo sulle quote latte. Bisogna difendere i livelli essenziali di assistenza sanitaria».
I temi sollevati sono diversi: la contrarietà all’accorpamento dell’ospedale di Asti con quello di Alessandria (Fabrizio Brignolo, Asti), la stop alla sperimentazione dei «gruppi di cure primarie» (Damiano Del Barba, Verbania), la sforbiciata ai fondi per la cura del disagio mentale (Valeria Quaglia, Novara), il destino dei Sert per la lotta alle tossicodipendze (Rita di Lima, Biella)… Un «cahiers de doléances» crescente, come sono in crescita le difficoltà delle famiglie impoverite dalla crisi economica. Proteste, quelle rilanciate ieri, contro una riforma che potrebbe trasformarsi in un «boomerang» per la giuntaCota. Questo, almeno, si augura il Pd: nella speranza che la sentenza della Consulta sulla validità delle ultime elezioni regionali, attesa il 4 ottobre, faciliti il lavoro.





