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Ecco come il verdetto del 4 ottobre può riaprire i giochi alla Regione
Intervista ad Andrea Giorgis su la Repubblica – Torino del 29/09/2011
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Uno scenario molto complesso sul piano giuridico, che potrebbe concludersi in almeno quattro modi diversi. Ma che, sottolinea il costituzionalista Andrea Giorgis, «ripropone l´urgenza di modificare le norme elettorali, garantendo che le competizioni si svolgano nella maggior certezza possibile e verificando prima l´autenticità delle firme».
Ma anche una doccia fredda, se non proprio gelata, sull´ottimismo tecnico e politico che nelle ultime settimane circolava nel centrosinistra a proposito di possibili nuove elezioni.
Qual è il senso del quesito che la Corte Costituzionale esaminerà il 4 ottobre? Che cos´ha a che fare con la falsità delle firme della lista Giovine e con l´esito del voto regionale piemontese?
«Il quesito in sé riguarda la costituzionalità o meno della norma che impedisce al giudice amministrativo di accertare la falsità di un atto. Il Tar può compiere autonomamente vari tipi di accertamento, ma non affermare se un atto pubblico è falso o meno: ecco perché quello del Piemonte ha chiesto alle parti di far decidere sulle firme di Giovine dal Tribunale civile. Ma i legali di Bresso hanno fatto ricorso contro questa decisione davanti al Consiglio di Stato, il quale ha a sua volta posto la questione alla Corte Costituzionale. Si vuol sapere se è legittimo che la norma sia applicata anche a questioni urgenti e essenziali come l´esito di un´elezione».
Quali potrebbero essere le risposte della Corte?
«Molto diverse tra loro, e naturalmente impossibili da prevedere. In primo luogo, i giudici costituzionali potrebbero dichiarare inammissibile il quesito stesso posto dal Consiglio di Stato in quanto la materia è di competenza del Tar. In altre parole si potrebbe dire che erano i giudici piemontesi e non quelli d´appello a dover porre il problema. Se invece il quesito sarà ammesso e esaminato nel merito la Corte potrà accoglierlo, intero o in parte, o rigettarlo».
Cominciamo dal caso più semplice. Se la Corte Costituzionale darà torto al Consiglio di Stato, confermando così l´impossibilità per il Tar di accertare da solo la falsità delle firme, quali saranno le conseguenze?
«La vicenda sarà di fatto conclusa. E´ vero che se ne parlerà ancora al Tribunale civile e che prima o poi il procedimento tornerà davanti al Tar, ma nel frattempo la legislatura regionale avrà tutto il tempo di concludersi».
E se invece la Corte ammettesse che esiste l´incostituzionalità sollevata dal Consiglio?
«Allora la questione potrebbe riaprirsi. La Corte potrebbe, ritenendo fondato il problema, sollecitare il giudice civile a pronunciarsi rapidamente sulla materia elettorale, oppure affermare che il Tar può procedere direttamente oppure ancora invitare il Parlamento a modificare le leggi attuali».
Di tutte queste ipotesi però solo una appare favorevole a Bresso, ed è l´eventuale reinvio al Tar degli atti…
«E´ così. A quel punto, toccherà nuovamente ai giudici amministrativi piemontesi affermare se le firme della lista Giovine erano false e, se lo erano come appare clamorosamente vero, quali sono le conseguenze: automatica decadenza di Cota e nomina a presidente di Bresso o nuove elezioni».





