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Iran, Marcenaro: la comunità internazionale si impegni subito per fermare le condanne a morte
Dopo mesi e mesi di illegalità e di violenza a Teheran è l’ora delle condanne a morte per colpire quanti hanno manifestato nei mesi scorsi e intimidire la società iraniana che domanda libertà e democrazia.
I leader dell’opposizione – Moussavi, Karroubi e Katami – possono resistere perché hanno dietro di sé una spinta profonda che nasce dalla società e divide gli stessi vecchi gruppi dirigenti.
Cosa aspetta la comunità internazionale a far sentire all’opposizione il suo sostegno e a impegnarsi subito per fermare le condanne a morte?
Non c’è solo la questione nucleare: come ha detto Shirin Ebadi aiutare la democrazia in Iran non è meno importante per la stessa sicurezza internazionale e per la pace.
Sono questi alcuni dei temi al centro del dibattito «Repressione e lotta per la democrazia: il futuro dell’Iran», che si svolge sabato 24, alle ore 18, al Circolo dei Lettori in via Bogino 9.
Ne parlano Pietro Marcenaro, presidente della Commissione per i diritti umani del Senato; Semir Garshasbi, del Centro di iniziative di solidarietà con il popolo iraniano – Uniti per l’Iran; Hamid Ziarati, autore del libro «Il meccanico delle rose», e Claudio Gallo, della redazione esteri de La Stampa che ha seguito come inviato a Teheran le ultime elezioni iraniane.
Pietro Marcenaro spiega: «Serve un impegno che finora è mancato del governo italiano, dell’Europa e della stessa amministrazione americana di Obama a fianco della società civile e della democrazia iraniana, per fare sentire ai milioni di iraniani che hanno lottato per la libertà che non sono soli».





