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«Nell’isola di Castro non c’è libertà La sinistra si muova» – Intervista a Pietro Marcenaro
Intervista a Pietro Marcenaro
di Umberto De Giovannangeli – su L’Unità del 10 aprile 2010
Su Cuba, e lo dice una persona che da tempo è direttamente impegnata a sostegno di quanti lì si battono per la libertà e la democrazia, non stiamo facendo il nostro dovere». Ad affermarlo è Pietro Marcenaro, senatore del Pd, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato.
«Nella sinistra – riflette Marcenaro – sembra agire ancora un riflesso pavloviano per ciò che ha rappresentato la Cuba di Fidel». In una intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri Franco Frattini si è detto sconcertato per lo scarso interesse dimostrato in Italia per lo sciopero della fame portato avanti dai dissidenti cubani. E Lei? «Partirei da una considerazione di carattere generale. Un’amara considerazione…». Quale, senatore Marcenaro? «Che si tratti di Cuba, della Cina, dell’Iran o della Cecenia, l’attenzione e l’impegno per la difesa dei diritti umani è di gran lunga inferiore a quello che sarebbe necessario. Questa constatazione non può però essere usata per giustificare il disimpegno su ogni concreta situazione…». Come Cuba, ad esempio… «Come Cuba, per l’appunto. Su Cuba, e lo dice una persona che da tempo è impegnata in prima persona a sostegno di quanti lì si battono per la libertà e la democrazia, non stiamo facendo il nostro dovere. A Cuba ci sono persone che mettono in gioco la loro vita e queste persone non ricevono da noi l’aiuto morale e politico al quale hanno diritto». Perché questo disimpegno? Lo chiedo non solo al presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, ma al dirigente di un partito della sinistra. «Può darsi che giochi ancora una specie di riflesso pavloviano che impedisce di criticare un Paese e un governo che per tanto tempo sono stati una bandiera della sinistra. Ma io credo che questo sia solo una piccola parte della realtà. Quello che invece prevale è un realismo politico che coinvolge tutti: i governi, le forze politiche e lo stesso mondo del volontariato e della cooperazione….». In cosa consisterebbe questo «realismo politico» ? «Qualche mese fa molti speravano che il cambio al vertice determinato dalla malattia di Fidel Castro avrebbe aperto le porte a un cambiamento. Questo giudizio contiene un’illusione…». Quale? «Quella che regimi di questo tipo possano autoriformarsi e abbiano al loro interno risorse sufficienti per cambiare. I fatti dicono che le cose non stanno così. Per quanto piccole possano essere, è nelle mani delle minoranze che sta la speranza della democrazia. La domanda “quanto rappresentano queste minoranze”, è una domanda immorale e lo è fino a quando la democrazia è negata. Chi rappresenta chi si potrà verificare solo quando ci sarà la libertà di farlo. E a Cuba questa libertà non esiste.». Per conquistare questa libertà Orlando Zapata ha sacrificato la sua vita. «La morte in carcere di Orlando Zapata è una macchia sul suo onore che Cuba non potrà cancellare. Come hanno affermato sia sua madre che Elizardo Sanchez – lo storico esponente del dissenso e portavoce di quella che significativamente si chiama Commissione per i Diritti umani e la riconciliazione – si tratta di un vero e proprio omicidio di Stato. Orlando Zapata, operaio e nero, era stato arrestato nella primavera del 2003, nel quadro di una campagna repressiva che puntava a spezzare la crescita di una opposizione che stava cercando con successo il sostegno e il consenso dei cittadini. Da allora Zapata era in carcere, a scontare una condanna a 36 anni di reclusione, un vero e proprio ergastolo, per le sue opinioni. Era in sciopero della fame per rivendicare di essere riconosciuto, anche attraverso l’abito carcerario, come prigioniero politico, perché fosse evidente il suo status di ‘prigioniero di coscienza’ che anche Amnesty International gli aveva riconosciuto. Così è morto per difendere le sue convinzioni. Io spero che questa morte così tragica spinga tutti – governo, istituzioni, forze politiche, società civile e mondo dell’associazionismo – a uscire dalla nostra colpevole passività e a riprendere una iniziativa a sostegno di quanti con coraggio a Cuba si battono per la libertà».
10 aprile 2010 pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 35) nella sezione “Esteri”





