Il Pd, i ricorsi e i giudizi di Mercedes Bresso
Nota di GIANFRANCO MORGANDO (Segretario regionale PD Piemonte)
Avrei preferito non commentare la recente rinuncia di Mercedes Bresso ai ricorsi contro alcune liste delle scorse elezioni regionali viziate da dubbi di legittimità, in cambio del via libera della maggioranza alla sua designazione nel Comitato delle Regioni della Ue. Tuttavia, lo sconcerto in vario modo manifestato da molti iscritti e militanti e le accuse nuovamente rivolte da Mercedes Bresso al PD, reo di averla lasciata sola, rendono necessaria una riflessione, che affido al sito del partito perché chi lo desidera possa conoscerla.
Anzitutto sono lieto che si risolva la questione del Comitato delle Regioni, dove, come è noto, Mercedes Bresso è la più autorevole candidata alla Presidenza. Sarà una delle posizioni più importanti occupate dall’Italia in Europa, e i veti della destra su questo punto erano gravi ed immotivati, dimentichi di un più generale interesse della Regione e del Paese ed ispirati soltanto dalla ripicca e dall’accanimento post elettorale.
Si trattava, tuttavia, a mio avviso, di un obiettivo raggiungibile anche senza una trattativa che ha suscitato diffuse perplessità. Non è stato il PD a trasformare alcuni ricorsi elettorali presentati da partiti della coalizione di centro sinistra in una strategia politica di opposizione volta a denunciare l’illegittimità del potere esercitato da Roberto Cota e dalla sua maggioranza. Ma nel momento in cui questo avviene, la rinuncia ha un costo politico molto alto che non è stato valutato con sufficiente attenzione, ed è difficile convincere l’opinione pubblica che non ci troviamo in presenza di un intreccio tra ambizioni personali e decisioni politiche. Non è così, naturalmente. Tutti conosciamo la buona fede di Mercedes Bresso. E sappiamo, che sono sempre possibili errori di valutazione e consigli superficiali. Tuttavia il danno d’immagine per il Partito democratico c’è stato.
La posizione del PD sui ricorsi è molto chiara: ho affermato più volte che considero legittima la decisione di ricorrere contro i risultati elettorali delle liste che si ritengono lese da illeciti comportamenti dei nostri avversari. Auspicando un esito positivo dei ricorsi stessi, ho sempre spiegato che occorreva evitare che l’attenzione dell’opposizione si concentrasse sulle questioni giuridiche, perché queste non possono esaurire l’iniziativa politica e la costruzione di una alternativa al governo di Cota. Il PD ha preso atto che i ricorsi dei singoli partiti sono stati ‘unificati’ e trasformati in un’iniziativa politica senza un confronto con il partito. Così come abbiamo appreso dai giornali che la decisione del ritiro è stata assunta dopo verifiche fatte con i nostri dirigenti nazionali.
Per questo, respingo con forza le accuse che Mercedes Bresso rivolge al PD. Non l’abbiamo mai lasciata sola. Siamo stati orgogliosi dei risultati raggiunti dalla sua amministrazione, ci siamo impegnati nel costruire la sua candidatura e nel creare intorno a lei un’ampia coalizione politica. Senza l’azione del PD non ci sarebbe stato il recupero rispetto al risultato delle elezioni europee. Piuttosto c’è da chiedersi se la solitudine in questione non sia quella che Mercedes Bresso e parte della sua Giunta hanno talvolta praticato nei confronti del partito e della maggioranza. Una guida solitaria della politica regionale, in qualche caso accompagnata da giudizi poco rispettosi nei confronti dei consiglieri regionali e dei dirigenti del suo partito. Ascoltare a tempo debito critiche e consigli avrebbe permesso di evitare alcuni errori poi commessi.
Per intervenire su questo tema ho scelto la strada di un comunicato sul sito del partito regionale, rinunciando alle numerose interviste che mi hanno sollecitato in queste ore. L’ho fatto per segnalare la necessità che la nostra discussione, le posizioni dei singoli, le proposte e i giudizi trovino prima di tutto spazio all’interno del partito e non diventino argomento di polemica mediatica. C’è un limite al nostro dibattito pubblico che non può essere superato senza mettere seriamente in pericolo la nostra convivenza. Non servono regole per garantire questo ma un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Il partito ha molti difetti, ma nel partito devono essere prese le decisioni politiche fondamentali. Perché la politica non è affare per solisti ma impegno collegiale.
Questo episodio ci fa capire che la strada dell’opposizione alla destra che governa il Piemonte sarà lunga e difficile, priva di scorciatoie e di rotture traumatiche. Possiamo percorrerla soltanto se apriamo una nuova fase politica, quella dei contenuti e delle proposte alternative. In questa direzione sta lavorando il gruppo regionale e sullo stesso percorso dobbiamo orientale l’azione del partito
Torino, 22 maggio 2010





