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Cota, i ricorsi, il Governo degli uomini e quello delle leggi

Dichiarazione di Gianfranco MORGANDO Segretario Regionale PD Piemonte

Le recenti gravi affermazioni fatte da Roberto Cota, con cui si ipotizzano assurdi “golpe giudiziari” e “manovre politiche”, mi portano a ritenere che la fiaccolata organizzata dal centrodestra piemontese per lunedì sera non sarà una legittima manifestazione di protesta, bensì un’iniziativa volta a intimidire la magistratura e l’opinione pubblica e ad alzare il livello della tensione intorno alla decisione del Tar.

 

Quando i giudici lavorano non si organizzano fiaccolate o marce per attentarne l’autonomia, ma si attende con rispetto e serenità le loro decisioni. Come ieri a Roma così oggi a Torino la destra dimostra di non possedere tra i propri valori fondanti quelli della legalità e del rispetto delle regole democratiche.
L’indomani stesso del voto di marzo ho riconosciuto pubblicamente la vittoria di Cota, gli ho fatto gli auguri di buon lavoro e ho analizzato gli errori commessi dal centrosinistra. Tuttavia, su quel risultato grava l’ombra di pesanti irregolarità, ed alcune liste della coalizione di centrosinistra hanno presentato ricorsi puntuali e circostanziati che, ad un esame attento, ci sono apparsi convincenti. I ricorsi elettorali, come conferma una consolidata giurisprudenza, possono essere presentati ad elezioni avvenute, poiché l’interesse a ricorrere sorge nel momento in cui, con il risultato, si concretizza il danno arrecato dalla presentazione di una lista illegittima.
Ma se l’argomento del ‘ritardo’ nella presentazione del ricorso, a cui fa continuamente riferimento Cota, appare solamente pretestuoso, giudico decisamente più preoccupante il suo continuo richiamo alla “volontà popolare”, come se questa prescindesse del tutto dal rispetto delle regole e delle leggi. In democrazia non esiste una diretta investitura popolare, ma la forma è sostanza. Come recita la Costituzione, la sovranità appartiene al popolo “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. La legalità è la forma più alta di rispetto della volontà popolare e solo una volontà popolare trasparente e legittima è indiscutibile. I più autorevoli filosofi della politica e del diritto hanno definito la democrazia come “un insieme di regole di procedura per la formazione di decisioni collettive”, e quando quelle regole vengono violate allora è la stessa democrazia a venire meno.

Ne Le Leggi Platone scriveva che “dove la legge è sottomessa ai governanti ed è priva di autorità, io vedo pronta la rovina della città; dove invece la legge è signora dei governanti e i governanti sono suoi schiavi, io vedo la salvezza della città”. Temo che Cota si iscriva tra coloro che credono nel “governo degli uomini” e non nel “governo delle leggi”: ma  – come ci ha insegnato Norberto Bobbio – porsi dal punto di vista del potere, anziché dal punto di vista del diritto, questa è l’anticamera dell’autocrazia.
Eppure il rispetto delle regole era invocato anche dalla destra nel 2008, quando alle elezioni politiche prevalse di poco il centrosinistra guidato da Romano Prodi. E quando nel 2001 il Tar annullò le elezioni regionali del Molise gli esponenti locali del centrodestra urlavano “giù le mani dai giudici!” e accusavano il centrosinistra di voler “delegittimare la giustizia o peggio di intimidire i giudici”. Cota si ricorda di questo? Che cosa pensava allora dei giudici e della volontà popolare?
In attesa di una decisone, che come PD non consideriamo scontata, credo che la cosa migliore sia quella di svelenire il clima politico, riportando equilibrio e rispetto, in modo tale che i giudici possano adottare serenamente i loro pronunciamenti.

Gianfranco MORGANDO Segretario Regionale PD Piemonte