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Della Seta: Il conservatorismo energetico del centrodestra

Roberto Della Seta su Europa del 16 giugno 2010

Se vi è un campo nel quale in Italia le differenze tra centrosinistra e centrodestra sono nette e vistose, questo è il campo delle politiche energetiche. Qui, per una volta, si può dire con certezza che “noi” – Pd e centrosinistra – siamo i riformisti, portatori di una visione e di proposte di innovazione, di cambiamento, e “loro” – Pdl e Lega – sono i conservatori, che faticano terribilmente a fare i conti con i problemi e le esigenze nuovi del tempo presente, a cogliere l’urgenza e l’utilità, sia ambientali che economiche, di politiche pubbliche per favorire la riconversione ecologica dei modelli energetici.


Perché tale assunto non sembri apodittico, ecco un brevissimo inventario degli atti politici – leggi, scelte di governo, prese di posizione – prodotti dai due schieramenti negli ultimi anni.
Grazie al governo Prodi, l’Italia ha oggi un meccanismo d’incentivazione delle energie rinnovabili simile a quello dei principali paesi europei, che ha consentito un positivo decollo delle energie pulite dall’eolico al solare. E le regioni governate nell’ultimo quinquennio dal centrosinistra – dal Piemonte alla Puglia – sono quelle dove le energie rinnovabili si sono sviluppate di più.
Sul fronte opposto, il centrodestra da quando è tornato al governo ha inanellato un’infinità di decisioni il cui risultato è di depotenziare l’innovazione energetica: non è stato rifinanziato l’incentivo fiscale – anche questo introdotto dal governo Prodi – che prevede il 55 per cento di detraibilità fiscale per chi ristruttura la propria abitazione riducendo i consumi di energia; la maggioranza ha fatto approvare in parlamento mozioni che negano il problema dei cambiamenti climatici e invitano il governo a boicottare le misure europee per contrastarli; nell’attuale manovra finanziaria è prevista la cancellazione dei certificati verdi, cioè di uno dei principali incentivi alle energie rinnovabili.
Un altro simbolo evidente di questa totale differenza di approcci è l’idea berlusconiana del ritorno al nucleare. Mentre in Europa grandi paesi come la Germania e la Spagna sono impegnati in una graduale fuorisuscita dall’atomo, mentre il governo tedesco mette una tassa da oltre 2 miliardi di euro sulle centrali nucleari e invece malgrado la crisi finanziaria decide di investire risorse ingenti nell’innovazione energetica, mentre nel mondo il nucleare va avanti solo dove a finanziarlo è direttamente lo stato, qui da noi la destra sembra decisa ad affidarsi ad una tecnologia già vecchia e tuttora insicura per realizzare 4 centrali atomiche che costerebbero non meno di 25 miliardi e sottrarrebbero risorse al miglioramento dell’efficienza energetica e allo sviluppo delle rinnovabili.
Alla radice del “conservatorismo energetico” del centrodestra italiano, è l’incapacità di vedere la straordinaria utilità degli investimenti in economia ed energia “verdi” non solo in termini ambientali, ma prima ancora sul piano dello politiche industriali, dello sviluppo, dello stesso impegno per fronteggiare l’attuale recessione. Così, mentre quasi tutti i paesi industrializzati hanno destinato alla green economy buona parte delle risorse destinate a spingere la ripresa, da noi sta avvenendo il contrario: la crisi è stata l’occasione per smantellare le misure più “verdi” ereditate dal recente passato.
Il Pd deve compiere ogni sforzo per comunicare e valorizzare questa nostra differenza: mettendola al centro della manifestazione del 19 giugno, sostenendo attivamente iniziative e proposte provenienti dalla società civile come la proposta di legge d’iniziativa popolare sullo sviluppo delle energie rinnovabili promossa dal “Comitato Sì alle energie rinnovabili No al nucleare” presieduto da Alfiero Grandi e di cui fanno parte esponenti di tutto il centrosinistra.
Si parla spesso dell’urgenza per il Partito democratico di darsi una chiara, riconoscibile, distintiva identità riformista. Bene: sul terreno dell’energia ce l’abbiamo già, basta crederci e puntarci un po’ di più.