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Damiano: adesso siamo più uniti

Cesare Damiano su Europa del 30 settembre 2010

Un Partito democratico più forte e unito, guidato da una nuova e più ampia maggioranza.
È questo quello che serve per far fronte alla situazione d’emergenza, morale, politica, economica e sociale che l’Italia sta vivendo e che la crisi di governo peggiora ogni giorno di più.


Ed è questo ciò che chiedono i militanti, i simpatizzanti e gli elettori del centrosinistra, non più disposti a sopportare divisioni pretestuose, basate su protagonismi e personalismi spesso fine a se stessi. Davanti a un centrodestra sempre più diviso e incapace si deve cambiar marcia. Il paese ha bisogno di un’opposizione determinata e coesa, concentrata nel trovare le soluzioni ai suoi problemi e pronta a sostenere la sfida di possibili elezioni anticipate per tornare ad assumere responsabilità di governo. La posta in gioco è altissima e il Pd deve svolgere, con maggiore incisività rispetto al passato, il suo ruolo di guida.
La crisi scoppiata nell’estate del 2008 non è finita. A livello globale il rischio di una nuova depressione non è ancora scongiurato. E non è vero, come continuano a sostenere Berlusconi e i suoi ministri, che l’Italia stia meglio delle altre nazioni. Dopo alcuni mesi di lenta ripresa, che ha visto la nostra economia crescere meno della media europea (e solo di un terzo rispetto a quella tedesca), la produzione industriale è tornata a frenare. Per il lavoro e l’occupazione le prospettive sono agghiaccianti.
Secondo i dati di Confindustria, nel corso del 2010 verranno persi altri 500mila posti di lavoro, mentre i processi di ristrutturazione continueranno anche nei prossimi mesi mettendo a rischio altre decine di migliaia di impieghi. Le cose vanno male anche sul fronte dei redditi delle famiglie. Secondo l’Ires – Cgil, nei dieci anni compresi tra il 2000 e il 2010 (otto dei quali trascorsi con Berlusconi alla guida del governo), tra inflazione reale e mancata restituzione del fiscal drag, il potere d’acquisto dei salari è sceso di quasi 5.500 euro. E a pagare di più sono stati operai e impiegati.
In questa situazione l’unico contributo dato sin qui dal governo è negativo: quasi 300mila precari espulsi dalla scuola e dagli uffici della pubblica amministrazione e 70mila vincitori di concorso (per lo più giovani) rimasti senza assunzione a causa dei tagli di spesa. Un paradosso.
Mentre, come se non bastasse, a quasi sei mesi dalle dimissioni di Scajola, nonostante le sollecitazioni del presidente Napolitano e le ricorrenti promesse, l’esecutivo non ha ancora provveduto a nominare il nuovo ministro dello Sviluppo economico.
Non c’è più spazio per le illusioni né per i facili ottimismi imbonitori. L’implosione della maggioranza e gli interessi personali del premier, che nulla hanno a che fare con i problemi reali delle persone, paralizzano l’Italia. Serve una scossa. E il Pd è chiamato a svolgere un ruolo decisivo.
Dobbiamo costruire un Partito democratico unito, capace di essere forza alternativa alla guida del paese. Questo non significa rinunciare alle proprie opinioni, al dibattito e allo spirito di critica costruttiva che é patrimonio essenziale di ogni forza politica e democratica. Abbiamo davanti sfide drammatiche come la difesa della democrazia e del ruolo delle istituzioni. Dobbiamo costruire un nuovo contratto sociale, condizione essenziale per poter affrontare il nodo della competitività nell’economia globalizzata ed imprimere una svolta alla crisi economica e occupazionale.
È fondamentale non alimentare divisioni ma, al contrario, compiere un deciso passo avanti in direzione del superamento dei rigidi steccati congressuali avendo come punto di riferimento la definizione dei contenuti della nostra piattaforma politica per l’Italia. In questo senso è necessario, nel partito, dar vita a una nuova maggioranza, di cui Area democratica diventi una componente essenziale. Solo con l’unità del Pd e con il concorso propositivo di tutte le sue componenti, si potrà dar vita a un’opposizione in grado di vincere la battaglia per la democrazia, il lavoro e lo sviluppo. E potranno essere poste le basi per il ritorno del centrosinistra alla guida del paese.