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«Uno scontro di civiltà giova solo agli estremisti» – Intervista a Piero Fassino
Su l’Unità del 12 settembre 2010 – pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 26) nella sezione “Esteri“
di Umberto De Giovannangeli
A colloquio con Piero Fassino, presidente del forum esteri del Pd e inviato del Consiglio d’Europa per il Medio Oriente.
Qual è il segno di questo nono anniversario dell’11 settembre?
«Le polemiche di questi mesi –prima sulla costruzione di una moschea vicino Ground Zero, poi con la provocatoria iniziativa del reverendo Jones– ci dicono quanto sia difficile superare la ferita di 9 anni fa. Ma queste vicende ci dicono anche quanto sia “necessario” superare quella ferita evitando uno scontro di civiltà che gioverebbe solo agli estremisti di tutti i campi. E il terrorismo troverebbe nuovi alibi con cui giustificare la sua attività assassina. D’altra parte, se guardiamo proprio questo decennio, constatiamo quanto sia manichea e schematica l’idea che esista un solo Islam omogeneo e integralista dal Marocco all’Afghanistan. Non è così. Anzi si è fatta via via più esplicita la dialettica tra i settori integralisti dell’Islam, in particolare nel mondo sciita, e quella parte dell’Islam che invece riconosce il valore della modernità e si batte per società musulmane aperte e pluralistiche».
A cosa si riferisce?
«In particolare ai ragazzi della Primavera di Beirut, che hanno fermato la disintegrazione etnico-religiosa del Libano, alle donne che in tanti Paesi islamici si battono per conquistare diritti e dignità contro chi vorrebbe imporre loro segregazione e subalternità, al presidente palestinese Abu Mazen che, a differenza di Hamas, vuole una pace con Israele fondata sul principio della convivenza di due popoli in due Stati. Penso ai ragazzi e alle ragazze che a Teheran si battono contro l’oscurantismo di Ahmadinejad e dei suoi pasdaran, ai tanti cittadini iracheni e afghani che sono andati a votare superando le intimidazioni e le minacce degli integralisti e di Al Qaeda. È a questo Islam che Obama ha teso la mano per superare la contrapposizione tra Occidente e Islam, mettendo fine a pregiudizi, incomunicabilità e storici conflitti. È una strategia, avviata con il discorso del Cairo, che ha portato via via alla fine della presenza militare Usa in Iraq, all’accelerazione della fuoriuscita dall’Afghanistan, alla ricerca di una soluzione politica al dossier iraniano e, soprattutto, alla riapertura di negoziati diretti per risolvere quel conflitto israelo-palestinese che da sempre ha un valore simbolico e strategico nelle relazioni dell’Occidente con il mondo islamico».
Qualcuno giudica insufficiente il bilancio della strategia di Obama…
«Non sono di questo avviso. Quella delineata da Obama è una strategia difficile che richiede tempi non brevi. Si tratta di superare decenni di diffidenza reciproca, incomunicabilità, conflitti e guerre. Il fatto che per ora non abbia acquisito risultati, non significa che la strada della pacificazione sia impraticabile. Anche perché non c’è un’altra via. Non c’è per l’Occidente, che da un permanente conflitto con il mondo islamico non può che ricavare nuovi drammatici rischi, a partire da una recrudescenza del terrorismo. E non c’è un’altra via neanche per l’Islam che, senza superare il conflitto con l’Occidente, rischierebbe di precipitare nell’oscurantismo integralista, rallentando e allontanando quella modernizzazione essenziale per lo sviluppo economico e sociale».
E noi europei?
«Aprire una fase nuova nei rapporti fra Islam e Occidente non riguarda solo l’America. C’è una responsabilità dell’Europa, sia perché il nostro continente, data la vicinanza e la contiguità, è direttamente investito da tutto ciò che accade in quella grande aerea che va dal Mediterraneo al Golfo Persico. E sia perché in Europa vive una grande comunità musulmana, inevitabilmente coinvolta in ogni aspetto delle relazioni fra Europa e mondo islamico». La Ue deve sentire non minore responsabilità dell’America nel battersi perché i negoziati in Medio Oriente conseguano risultati, si giunga a una soluzione sicura sul nucleare iraniano, in Afghanistan si acceleri la transizione politica, e contemporaneamente si apra una fase nuova nelle relazioni economiche e commerciali tra l’Europa e i Paesi musulmani, facendo decollare, con risorse e politiche adeguate, l’Unione per il Mediterraneo creata nel luglio 2009».
Per finire, a 9 anni dalle Torri Gemelle, l’insidia terroristica è più forte?
«Al Qaeda e i gruppi terroristici hanno subito molti colpi. Ma è una lotta ancora aperta, che per essere vinta richiede, accanto a una continuazione di contrasto, anche nuove relazioni fra Occidente e Islam. E’ proprio nel conflitto di civiltà che il terrorismo trova lo spazio per agire e per fomentare radicalismi e cavalcare umori antioccidentali in una parte delle opinioni pubbliche islamiche».
udegiovannangeli@unita.it





