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Fassino: rimarginare le ferite
Il Sole 24 Ore – 18 gennaio 2011
di Paolo Bricco
«Il sì al referendum di Mirafiori crea le condizioni per superare un passaggio critico. Il no avrebbe aperto una crisi senza prospettiva. Ho appoggiato il sì con una scelta di tranquilla razionalità. Troppi hanno invece sostenuto il no con l’entusiasmo malriposto dei tifosi. Adesso è tempo di rimarginare le ferite». Piero Fassino, in corsa per la poltrona di sindaco, ricorre al suo buonsenso e pragmatismo, caratteristiche politiche che gli riconoscono anche gli avversari. Domenica mattina, al Lingotto, ha presentato la sua candidatura («non c’era solo l’establishment canuto come hanno scritto i giornali – ironizza – c’erano oltre 1.500 persone fra giovani e anziani, operai e professionisti, in un clima secondo me di affetto e partecipazione»).
La lacerazione prodotta dal referendum resterà confinata alle Carrozzerie di Mirafiori o si estenderà all’intera fabbrica e alla città? E cosa intende per «rimarginare le ferite»?
Adesso tocca all’azienda, che ha ricevuto la fiducia della maggioranza degli operai e degli impiegati, definire bene i tempi del nuovo sviluppo di Mirafiori. Come intende spendere il miliardo e in che modo vuole rinnovare le linee produttive. Prima lo fa e meglio è. Si archivierebbe in maniera definitiva quel senso di soffocamento che tutti noi, che conosciamo le dinamiche di Mirafiori, abbiamo sperimentato negli ultimi anni, quando era evidente che poco alla volta lo stabilimento andava spegnendosi.
E nei confronti del cosiddetto fattore umano?
Non bisogna dimenticare che è stato un sì sofferto. Che l’intero mondo operaio, in questi anni, ha provato disagio, malessere e solitudine. Né si può girare la faccia dall’altra parte: è bene che il referendum di Mirafiori sia passato, ma non dimentichiamoci che con il World class manufacturing alcune condizioni di lavoro si appesantiranno.
Sì, ma come si fa a provare a ricomporre questa spaccatura?
Ora si passa alla fase attuativa e applicativa dell’accordo. Sarebbe un atto di saggezza da parte della Fiat coinvolgere tutti i sindacati. Anche quelli dissenzienti come la Fiom-Cgil. La fabbrica la si governa non solo con il comando, ma anche con il consenso.
E per quanto riguarda le crepe del contesto generale?
Serve un impegno di tutti. È necessaria la responsabilità del sindacato come quella di Confindustria per approdare nella maniera più rapida e indolore a un contratto sull’auto che riguardi la Fiat e le aziende dell’indotto. Quindi occorre ridisegnare con precisione e modernità l’intero perimetro della rappresentanza, ma senza sfasciare tutto. E, poi, la politica riparta dall’articolo 46 della Costituzione, quello sul diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende.
Cosa può fare un soggetto importante ma minore, rispetto ai processi della globalizzazione, come il Comune?
Intanto, se verrò eletto, proseguirò sulla scia delle politiche di Valentino Castellani e di Sergio Chiamparino che in quindici anni hanno mutato volto a Torino allargandone le vocazioni. Tanto che Torino oggi è una città in cui ci sono centri di ricerca e alta tecnologia, che ne fanno sempre di più un hub del lavoro intelligente. Qui il volto urbanistico e territoriale è cambiato e le attività terziarie e finanziarie sono cresciute. E qui si afferma sempre di più anche una vocazione culturale e turistica.
In concreto cosa può fare l’amministrazione cittadina per la gente di Mirafiori?
Rimodulerei i servizi in funzione dei nuovi 18 turni di Mirafiori. Se una mamma operaia dovrà lavorare di sabato, dove lascerà i suoi bimbi piccoli? E se le toccherà lavorare di notte? Questi sono problemi concreti di cui il Comune dovrà occuparsi.
Sì, però per attivare servizi di questo genere a favore dei lavoratori e delle lavoratrici delle Carrozzerie servono soldi. Il Comune, considerando anche le partecipate, ha un debito di 5,1 miliardi (dati 2008). Dove pensa di reperire i fondi?
Il debito, che è sotto controllo, non è da spesa corrente, ma da investimento: il metrò, l’interramento della rete ferroviaria, le Olimpiadi invernali, il termovalorizzatore e il centocinquantenario dell’Unità sono capitoli di spesa ingenti. In alcuni casi non sono ancora arrivate le quote dovute da Roma. Per ridurlo e per modernizzare i servizi potremmo valorizzare il nostro ingente patrimonio immobiliare e fare cassa cedendo quote non strategiche in aziende che oggi il Comune possiede al 100%.





