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PRIMARIE DI COALIZIONE PER IL SINDACO DI TORINO

Una riflessione del Segretario regionale Gianfranco MORGANDO

Da più parti sono stato sollecitato a prendere posizione sulla questione delle primarie torinesi del prossimo 27 febbraio. Le argomentazioni sono comprensibili e degne di attenzione: i  vertici del partito non possono assistere da spettatori ad una vicenda così importante. Non sono dei notai, ma il loro ruolo è di orientare gli iscritti e garantire un dibattito che non si immiserisca in sterili contrapposizioni personali.

Le argomentazioni sono comprensibili, ho detto. Non ho  mai pensato al mio ruolo come a quello di un notaio, e a questo criterio mi sono ispirato quando ho sostenuto una candidatura, quella del prof. Profumo, cercando di farla diventare la candidatura di tutto il PD. Archiviata quella vicenda si è aperta una fase nuova, e la nostra responsabilità è viverla bene nell’interesse della città e del partito.

Anzitutto confermo che il processo di selezione delle candidature del PD per le primarie di coalizione ha dato risultati positivi, e le procedure hanno retto alla prova. Semplificando un po’, il fatto che i candidati non siano “né troppi né troppo pochi” è un risultato positivo, e ci consente di non temere fenomeni come quelli che abbiamo registrato a Milano e a Cagliari. Le candidature emerse hanno caratteristiche e storie diverse, e possono ben rappresentare la capacità del PD di esprimere esperienze e culture differenti. Da una parte una lunga esperienza politica e di governo, quella di Piero Fassino, cofondatore del PD, viene messa al servizio della città. Ho molta stima di Piero. Penso che il suo sia un atto di generosità e di disponibilità nei confronti del partito che gli va riconosciuto, e che non va immiserito in una polemica generazionale. Sarebbe ben strano un partito che, nei momenti difficili, non fosse fiero della sua capacità di attingere alle risorse accumulate nella propria storia. E so bene che la discesa in campo di uno dei massimi leader del partito proietta sul risultato un significato non soltanto torinese. Dall’altra parte c’è un profilo più giovane, quello di Davide Gariglio, che rappresenta le nuove classi dirigenti che il PD ha costruito in questi anni. Un segno di vitalità, di capacità di rinnovamento. Tutti sanno che ci accomunano storie e percorsi politici e culturali, radicamento nelle stesse realtà associative ed esperienze prepolitiche. Ne conosco quindi il valore e il contributo che può dare al futuro del PD.

Due ottime candidature, che il partito propone ai cittadini nello spirito delle primarie: definita un’offerta politica, chiediamo agli elettori di scegliere tra la diverse opzioni che sono emerse. In quest’ottica mi pare un dovere per i vertici del partito assumere una posizione di terzietà e di garanzia, al fine di avere l’autorevolezza di richiamare, nel corso della competizione, allo spirito delle primarie, che è quello di confrontare sensibilità e proposte, evitando la polemica personale e la denigrazione. Penso ad un confronto  misurato e costruttivo, che non indulge agli slogan ed alle semplificazioni. Che ha come oggetto i problemi della città, e per questa ragione non si riduce ad un mero scontro di potere. Le risorse che, alle primarie, si confrontano dovranno presto lavorare insieme in una campagna elettorale per la riconquista di Palazzo Civico e nelle scelte della nuova compagine amministrativa. Di questo tutti si devono ricordare.

Nelle prossime settimane l’impegno delle primarie sarà assorbente, ma il Partito non dovrà sospendere il lavoro di elaborazione programmatica. Sono importanti i punti fondamentali che sono stati posti alla base della formazione della coalizione, ma mi attendo presto un ragionamento più compiuto, una riflessione più ampia, fatta dal PD ed offerta alla discussione ed al confronto dei protagonisti della vicenda amministrativa. Per non sprecare il prezioso lavoro di riflessione e di elaborazione che è stato fatto in questi ultimi mesi, e per sottolineare l’autonomia del Partito nella elaborazione dei contenuti.

Alle primarie devono partecipare in tanti. Il compito del PD in queste settimane è di lavorare a questo obiettivo. Una elevata partecipazione significherà che la scelta viene fatta da una opinione pubblica consapevole, e non da pochi gruppi organizzati o da tradizionali filiere. E sarà anche un contributo ad una pacata riflessione sul ruolo delle primarie. Penso che a Torino le cose andranno bene, ma questo non ci deve far dimenticare le necessità di modificare profondamente lo strumento, se non vogliamo che i suoi insuccessi ne determinino la cancellazione.

Molti hanno rilevato la necessità di chiarire chi ha diritto di partecipare, di predisporre seriamente un albo degli elettori. Condivido l’esigenza. Ma c’è a mio avviso un problema ancora più grave che deve essere affrontato, che è quello del rapporto tra primarie e programma. Una coalizione si costituisce intorno ad un programma, per quanto essenziale. Alle primarie si confrontano candidati che interpretano quel programma, che in quel programma si riconoscono, sia pure con sfumature e sensibilità diverse. Il programma è della coalizione, e nel suo alveo si muovono i candidati. Le primarie di coalizione non si fanno tra progetti alternativi, ma tra candidati che si collocano entro precisi confini politici e programmatici. Bisognerà discutere di come garantire questa impostazione ridefinendo le norme che regolano le primarie di coalizione. Abbiamo previsto le primarie di coalizione nelle recenti modifiche dello Statuto del PD; stanno evidenziando molti limiti, che tuttavia mi sembrano correggibili.

Gianfranco MORGANDO
Segretario Regionale PD Piemonte