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Lovelli (PD): “MERCATI, ALLE LIBERALIZZAZIONI SERVONO REGOLE”
Mario Lovelli su l’Unità del 18-03-2011

Il tema della regolazione nei mercati liberalizzati è sempre più di stringente attualità, non solo per i continui rilievi europei alla legislazione nazionale in materia di servizi pubblici, ma anche per l’ insoddisfazione spesso largamente espressa dai cittadini per la qualità dell’offerta che i vari “incumbent” spesso propongono.Lo abbiamo di recente denunciato alla Camera dei Deputati, di fronte alla decisione del governo di attuare ancora una volta una scelta in contrasto con le direttive europee in materia di mercato postale, tramite l’istituzione di un’Agenzia di fatto incardinata nel ministero dello sviluppo economico, e perciò non “indipendente”.
La nostra proposta era di affidare le funzioni regolatori e ad un’autorità già esistente (in questo caso l’AGCOM) e perciò senza oneri aggiunti per la finanza pubblica, argomento usato in modo strumentale dalla maggioranza per dire di no. Lo stiamo denunciando nel settore dei trasporti dove l’insoddisfazione degli utenti per la qualità dei servizi resi in regime sostanzialmente monopolistico, pur in un mercato liberalizzato da anni, come nel caso del trasporto ferroviario, è quotidianamente all’attenzione degli organi di informazione ed oggetto di esposti delle associazioni dei pendolari e dei consumatori, oltreché di una intensa attività ispettiva del Parlamento. In questo caso la produzione legislativa imposta dal Governo a colpi di voti di fiducia (come di recente col Milleproroghe) tende spesso ad aggravare la situazione, anziché incentivare lo sviluppo dei servizi con offerta più ampia, costi concorrenziali e qualità superiore.
È il caso della sostanziale sanatoria per il biennio trascorso del contratto di servizio con Trenitalia sulla media-lunga concorrenza, che si abbina all’incentivazione dei contratti sei più sei nel trasporto ferroviario regionale, attuata con la legge n. 33/2009e con il meccanismo protezionistico introdotto dalla legge n. 99/2009, che impedisce l’accesso di nuovi operatori privati sulle tratte assistite da contratto di servizio pubblico (come nel caso di Arenaways).
Certo il gruppo Fs fa bene a ricordare quante risorse pubbliche sono state investite nella rete ferroviaria e i sacrifici richiesti per il risanamento dei conti aziendali, a cominciare dai livelli occupazionali. E bisogna che la concorrenza interessi anche i collegamenti ferroviari ordinari, oltre alla remunerativa Alta Velocità. Ma proprio per questo è necessario oggi istituire un’Authority dei trasporti veramente indipendente che detti le regole, governi l’ingresso di nuovi operatori, controlli le tariffe e la qualità dei servizi. Compito che non può essere lasciato all’URSF, organismo interno al ministero (come l’Agenzia postale) e che comunque deve guardare a tutto il comparto dei trasporti, per il quale un riordino dell’esistente in un contesto regolatorio unico è necessario anche per razionalizzare e risparmiare risorse. Questo è quanto abbiamo proposto con un progetto di legge del Pd, incardinato da tempo in Commissione Trasporti e che deve essere sbloccato per approdare in aula.
Se guardiamo alle vicende delle concessioni autostradali e aeroportuali, per non parlare della sempre disattesa riforma delle autorità portuali, di questo c’è bisogno.
Un mercato senza regole impoverisce i servizi pubblici e non sostiene la crescita dell’economia.





