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Proposta “leggera” per il lavoro

Pier Paolo Baretta e Cesare Damiano su Europa del 30-03-2011


Il caso Fiat, con i recenti accordi separati di Pomigliano e Mirafiori, insegna. La definizione di un nuovo sistema di regole capace di superare le attuali difficoltà di rapporto nelle relazioni sindacali non è più rinviabile. Come non è più rinviabile l’adozione di norme in grado di regolare gli effetti degli atti negoziali sottoscritti in un clima di forte contrapposizione, i cosiddetti “accordi separati”. È un’esigenza di democrazia. Ma è anche una necessità dell’economia.Così come lo è il superamento del perdurare di una conflittualità senza sbocco che rischia di incidere negativamente sulle già deboli prospettive di rilancio dell’economia italiana, soprattutto dopo la lunga e grave crisi che ha investito in questi anni tutto il nostro sistema produttivo.
Per contribuire a voltare pagina, senza interferire nell’autonomia delle parti sociali, chi scrive ha elaborato una proposta legislativa “leggera”. Oggetto, la rappresentanza e la rappresentatività sindacale, oltre ai diritti dei lavoratori in materia di informazione e consultazione aziendale.
In tutto quattro punti con un obiettivo: dar vita a un moderno, ordinato e condiviso sistema di rappresentanza, sia a livello nazionale che aziendale, prendendo le mosse dall’accordo interconfederale sottoscritto sul tema da Cgil Cisl e Uil nel maggio 2008 e dalla legge Bassanini sul pubblico impiego.
Ci auguriamo che le parti sociali definiscano un nuovo accordo interconfederale, di cui si sente l’urgenza, in modo tale che la nostra proposta di legge sia in grado di recepirne tutti i contenuti innovativi nella logica delle legislazioni di sostegno.
In sintesi, la proposta prevede che in ogni unità produttiva con più di 15 dipendenti si possano costituire, su iniziativa dei lavoratori, organizzati nel sindacato, rappresentanze sindacali unitarie nell’ambito delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La costituzione delle Rsu deve avvenire su base elettiva chiamando al voto, a scrutinio segreto e su liste di organizzazione, tutti i lavoratori che ne hanno diritto.
Possono presentare liste anche altre associazioni sindacali, a condizione che raccolgano il 5 per cento di firme sul totale dei lavoratori.
Alle Rsu vengono poi devoluti i diritti alla contrattazione, che vengono esercitati con l’assistenza delle organizzazioni sindacali. Si tratta di una norma importante, destinata a superare, attraverso l’elezione diretta da parte dei lavoratori, il potenziale dualismo tra Rsa e Rsu. L’altro punto fondamentale, destinato a sciogliere uno dei nodi più rilevanti e a far pulizia dei sindacati di comodo, riguarda i requisiti di rappresentatività. Per essere considerate “maggiormente rappresentative”, le organizzazioni dei lavoratori devono avere all’interno della categoria nazionale una presenza non inferiore al 5 per cento, basata sulla media tra il numero di iscritti (calcolato sulle deleghe per il versamento dei contributi sindacali e comunque verificabile) e il risultato ottenuto nelle elezioni delle Rsu.
Da ciò la nostra proposta di legge fa discendere – fondamentale conseguenza pratica – che gli accordi aziendali (e gli stessi contratti collettivi nazionali) possano produrre effetti nei confronti di tutti i lavoratori qualora siano sottoscritti da associazioni sindacali, firmatarie del contratto collettivo nazionale, che nel loro complesso abbiano una rappresentatività maggioritaria che noi indichiamo, non inferiore al 50 per cento più uno, data dalla media tra il dato associativo e il dato elettorale, o del 60 per cento del solo dato elettorale.
Per ciò che riguarda i diritti di informazione, infine, la nostra proposta di legge prevede che nelle società con almeno 300 dipendenti (e in tutte le società per azioni) sia istituito un Comitato consultivo composto dai rappresentanti dei lavoratori. Che, oltre ad esprimere un parere preventivo sulla relazione semestrale sulla situazione economica, finanziaria e produttiva della società, può formulare osservazioni e raccomandazioni sulle proposte di deliberazioni riguardanti (tra l’altro) le cessazioni e il trasferimento di rami d’azienda, le fusioni, le incorporazioni, i nuovi insediamenti, le riconversioni produttive e le modifiche delle attività aziendali che comportino rilevanti conseguenze occupazionali. Lo sbocco di questa impostazione è una vera partecipazione dei lavoratori alle scelte d’impresa. Regole democratiche e partecipazione, sono, nel sistema produttivo moderno, un unico inscindibile argomento.
I presupposti oggettivi perché la proposta possa diventare legge entro la legislatura ci sono. L’auspicio è che ci sia anche la volontà politica. Non solo dei partiti.