Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica
«Lo status quo è indifendibile»
Il Riformista del12 marzo 2011
di Carlo Edel
Ceccanti. «Guai a regalare alla maggioranza norme autenticamente liberali».
«Lo status quo è indifendibile perché il servizio giustizia è ampiamente autoreferenziale, privo di reali elementi di valutazione e di correzione». Così dice al Riformista il senatore del Pd e costituzionalista Stefano Ceccanti, che è tra quanti non condividono la linea del no assoluto alla riforma dell’ordinamento giudiziario.
Ceccanti condivide lo scetticismo sulle buone intenzioni del governo, ma suggerisce a Pier Luigi Bersani di non trincerarsi in una mera difesa dell’esistente: «Il ruolo dell’opposizione riformista consiste, nei casi cui la situazione di partenza è obiettivamente indifendibile, nel prospettare una soluzione terza tra lo status quo e cambiamenti in larga parte non accettabili».
Cosa è inaccettabile nella proposta Alfano?
La proposta più pericolosa è quella di vincolare l’obbligatorietà dell’azione penale alla decisione delle maggioranze parlamentari che, peraltro, potrebbero poi trasferirla al Governo. Qui occorre invece partire da ciò che accade adesso, il grado di discrezionalità con cui operano già i procuratori, avvicinando ad essi i responsabili locali, analogamente ai comitati per l’ordine e per la sicurezza, valutando così obiettivamente le esigenze prioritarie delle comunità.
Separazione delle carriere e nuove regole sulle sanzioni disciplinari. Perché il Pd dovrebbe fare le barricate su questi due punti?
Tutto ciò che può contribuire a rompere l’autoreferenzialità e a dare responsabilità va bene purché non sia usato come un cavallo di Troia per l’onnipotenza della politica e quindi per la compressione del pluralismo dei poteri. Anche le forme di distinzione o di separazione tra chi accusa e chi giudica, giustificate in termini liberali di separazione di poteri, si reggono solo se poi tutto non viene ricomposto d’autorità intorno al potere politico.
Ma c’è un altro potere politico che influenza l’autogoverno della giustizia, quello delle correnti togate…
Infatti un altro punto chiave è quello relativo al Csm, al di là che si tratti di un unico organo con due sezioni (come nello schema della distinzione di funzioni) o di due organi separati (come nello schema della separazione). Il punto chiave è che gli eletti dalla magistratura lo siano in collegi uninominali, rispondendo a comunità territoriali più ristrette e non in collegi nazionali che incentivano la persistenza di correnti nazionali. Se proprio si pensa ad un diverso equilibrio quantitativo, meglio dosare. Si potrebbe comporre così il nuovo plenum: la metà eletti dai magistrati con un nuovo sistema elettorale e l’altra metà costruita equilibrando eletti dal Parlamento e nominati dal Presidente della Repubblica.
Al di là dei giudizi sull’affidabilità di Berlusconi, non vede il rischio che in questo dibattito il Pd mostri un deficit di cultura garantista?
Le proposte si inseriscono sempre in un clima che condiziona le risposte. Nel nostro caso il clima è quello delle varie leggi ad personam, alcune delle quali, dal processo breve con la sua clausola di applicazione ai processi pendenti fino al testo sulle intercettazioni che finisce col comprimere in modo irragionevole lo strumento, sono ancora nel calendario parlamentare. Se si vuole creare un clima nuovo la maggioranza tolga dall’agenda questi provvedimenti.
In ogni caso, guai a regalare al Governo e alla maggioranza norme autenticamente liberali come l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado, ormai depurata da ogni riferimento ad personam.





