|  |  |  | 

Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica

Damiano: «Ma per il governo l’omicidio colposo vale solo una multa»

Intervista a Cesare Damiano su l’Unità del 16-04-2011


Per capire quello che ha fatto, o meglio non ha fatto, questo esecutivo in tema di sicurezza sul lavoro, è bene partire da quella che è la filosofia di fondo, ovvero che la tutela dei lavoratori è una sorta di lusso che in tempi difficili non ci può permettere. Ovviamente è un atteggiamento inaccettabile, una filosofia che va assolutamente combattuta».

Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Democratici, individua subito quello che è stato il filo conduttore dei tre anni fin qui trascorsi della legislatura, dove l’opposizione si è trovata spesso a dover difendere l’esistente di fronte ai pericolosi orientamenti revisionisti di questo o quel ministro.
Il 2008, anno del passaggio da Prodi a Berlusconi, era stato caratterizzato da una legge epocale in tema di sicurezza…
«Esattamente, il testo unico sulla salute e sicurezza approvato nel mese di marzo, quando di fatto l’esecutivo di centrosinistra era già caduto. Ebbene, fin dall’insediamento del governo Berlusconi quel testo è stato oggetto di continui attacchi, chi lo ritiene squilibrato a vantaggio dei lavoratori e a danno delle imprese, chi sostiene che è il risultato dell’onda emotiva provocata dalla tragedia avvenuta alla Thyssen». Onda emotiva? «Tutte balle, e lo sanno benissimo anche i loro autori. Quel testo è stato elaborato grazie ad un lavoro lungo ed approfondito, frutto di una concertazione attenta fra governo, lavoratori ed imprese, ed il fatto che quest’ultime, durante il confronto, abbiano esposto delle riserve non fa venir meno l’importanza del risultato raggiunto».

Il testo, comunque, è ancora lì. Almeno in questo l’esecutivo sembra non essere riuscito a fare danni. Oppure no?
«Se ricordo le prime dichiarazioni del ministro Sacconi nel 2008, c’era davvero poco da stare allegri, sembravano il prologo di una sistematica opera di demolizione in nome dei presunti interessi delle imprese. Adesso, a tre anni di distanza, si può dire che quella demolizione è stata scongiurata, che l’impianto di quel testo, capace dopo trent’anni di riassumere ed innovare sul tema della sicurezza, è rimasto lo stesso. Non tutto, però, è andato per il verso giusto».

Vale a dire?
«Si è riusciti a depotenziare la legge sotto un aspetto fondamentale, quello sanzionatorio. Ad esempio, per quanto riguarda l’omicidio colposo, era prevista nel testo originario soltanto la sanzione penale, adesso, invece, le imprese possono cavarsela in alternativa con una sanzione pecuniaria. Un altro esempio di sostanziale depenalizzazione è la cancellazione delle sanzioni a carico delle imprese che non compilano il documento di rischio. Senza dimenticare anche un altro aspetto…».

Quale?
«L’emanazione dei decreti attuativi, quelli che rendono il testo pienamente operante. Ebbene, per la gran parte di essi non si è proceduto, e questo è un fatto grave, che poi conferma il discorso di partenza. Se la filosofia è quella di considerare la sicurezza un lusso che non ci può permettere, allora ogni espediente viene reputato utile per ostacolarla. Il tutto, naturalmente, a scapito dei lavoratori».

Chiudiamo con un tema, quello dei lavori usuranti, che è naturalmente collegato con la problematica della sicurezza. Qui si si è riusciti ad ottenere un risultato importante…
«Sì, perché tutto era stato già portato a compimento nella fase precedente, quella in cui ero ministro del Lavoro. Nel 2008 l’attuale governo si è trovato pronto sul tavolo un testo altamente innovativo in tema di lavoro usuranti, nel quale venivano individuate ed allargate le categorie oggetto del provvedimento, con la relativa possibilità di andare in pensione con tre anni d’anticipo. Inoltre, l’esecutivo Prodi ha anche finanziato la legge per ben dieci anni, fino al 2017. Peccato che da allora sono serviti altri tre anni per il varo effettivo del testo, un periodo di tempo nel quale si sarebbero potuti versare ai potenziali beneficiari ben 283 milioni di euro complessivi».