Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica
Sul vino il governo impari dai francesi
Nicodemo Oliverio – Massimo Fiorio – Susanna Cerini su Europa del 07-04-2011
Cambiano i ministri dell’agricoltura – siamo già a quota tre in tre anni, e non è detto che sia finita qui – ma è immutato il disinteresse del governo. Oggi a Verona apre i battenti una prestigiosa rassegna, VinItaly, vetrina internazionale della produzione italiana. Il nuovo titolare girerà gli stand, sorseggerà qualche bicchiere e magnificherà l’azione dell’esecutivo.Peccato che, proprio in questi giorni, il ministro e il governo brillino per assenza al tavolo di una questione essenziale per il futuro del settore viniviticolo, la liberalizzazione dei diritti di impianto, ovvero la soppressione degli strumenti di regolamentazione della produzione.
Lo scorso lunedì se ne è parlato a Parigi, in un incontro promosso da parlamentari francesi sugli scenari futuri che riguardano il settore a cui sono intervenuti rappresentanti del parlamento europeo e dei paesi membri.
Gli argomenti dibattuti sono stati molti: il settore vitivinicolo alla vigilia della nuova Pac, la competizione globale, la campagna anti-alcool e il rischio di assimilazione del vino ai superalcolici ma la vera questione, la questione “calda”, è stata però la liberalizzazione dei diritti di impianto a partire dal 2015.
I diritti di impianto prevedono che nuovi vigneti possono essere impiantati solo se supportati da diritti in mano al viticoltore o, nel caso emergessero particolari esigenze di mercato, attingendo alle riserve regionali di nuovi impianti. Tale strumento consente indirettamente di controllare la produzione attraverso la gestione del vigneto con l’obiettivo di stabilizzare i prezzi e contrastare le crisi di sovrapproduzione.
La Francia ha fatto della difesa di tali diritti una battaglia nazionale, dopo il presidente Sarkozy, lunedì se ne è fatto interprete il ministro Bruno La Maire. L’obiettivo dell’incontro era fare il punto sulla situazione con gli altri paesi europei e concordare efficaci iniziative. L’Italia ancora una volta si è distinta per l’assenza di una posizione del nostro governo.
L’unica iniziativa, peraltro riconosciuta dagli operatori italiani presenti, è stata la risoluzione presentata dal Pd alla Camera che chiede attenzione rispetto a una soluzione normativa che avrebbe conseguenze sociali e produttive che rischiano di compromettere tutti gli sforzi che il comparto ha portato avanti sul fronte della qualità. Lo scenario è quello di sguarnire i territori vocati di vignerons dediti alla qualità e di incentivare grosse produzioni in terreni più facili da coltivare, in cui è difficile produrre eccellenza.
In Italia questo settore si regge solo per la capacità di tante aziende che portano con passione e fatica il nome dell’Italia in giro per il mondo, non certo per la politica del governo che guarda con sufficienza a questo comparto. Lunedì ne è stata l’ennesima riprova. Le nostre produzioni gareggiano per vendite ed export al pari della Francia, non così la politica di settore. La Francia lavora per coordinare l’impegno di tutti i paesi alla costruzione di soluzioni che difendano il patrimonio di qualità acquisito in anni di sacrificio; in Italia, Zaia prima, e Galan dopo, in tre anni, non hanno mai fatto il punto sulla situazione con i protagonisti del comparto.
In Francia le azioni di promozione internazionale sono coordinate da un unico ente, in Italia mille azioni ed iniziative gestite da mille enti che non si parlano, disperdendo risorse e comunicando una disorganizzazione che fa solo del male. Non chiediamo di “copiare” la Francia, ma di prendere esempio, chiediamo fatti: ciò non significa per forza risorse finanziarie, ma coordinamento, politica, passione e fiducia nei confronti di un settore che, nonostante tutto, tanto sta dando al nostro paese.
Il mondo del vino sta attraversando un momento particolare. La vera battaglia in corso sullo scenario delle produzioni e dei consumi mondiali è tra chi pensa che il buon vino si faccia solo in cantina, una bevanda che “viene da nessun luogo e va dappertutto” e chi pensa che il vino di qualità nasca già in vigna, nella ricchezza dei terroir e delle tradizioni enologiche locali.
Noi pensiamo che l’Italia debba schierarsi a favore di costoro con forza e determinazione.





