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LEGITTIMO IMPEDIMENTO. Le ragioni del SI’

Venerdì 3 giugno 2011 presso il Golden Palace Hotel (Via Arcivescovado 14), a Torino, si è svolto il convegno promosso dal PD del Piemonte sul tema “LEGITTIMO IMPEDIMENTO. Le ragioni del SI’”.
Sono intervenuti  il prof. Guido NEPPI MODONA (Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale), l’On. Anna ROSSOMANDO (Commissione Giustizia Camera) ed il segretario regionale del PD del Piemonte Gianfranco MORGANDO.

Di seguito la sintesi dell’intervento dell’On. Anna Rossomando e del prof. Guido Neppi Modona.

Intervento del prof. Guido Neppi Modona (pdf)

Sintesi dell’intervento dell’on. Anna Rossomando:

Occorre innanzitutto precisare che per le opinioni espresse già la Costituzione prevede all’art. 68 che “ “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’interesse delle loro funzioni”.

La norma sul legittimo impedimento interviene dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del cosiddetto lodo Alfano, e di fatto ha introdotto per il Presidente del Consiglio e per i Ministri una vera e propria prerogativa, ovvero una forma di immunità che riguarda i reati comuni (furto, corruzione, falso …….).

Prima di questa legge c’era già, e c’è tuttora, una norma generale di carattere processuale (art. 420 ter c.p.p.) che consente all’imputato, in caso di legittimo impedimento a comparire, di ottenere il rinvio dell’udienza. Non c’era dunque alcun bisogno di introdurne un’altra, se non quello di garantire la possibilità al Presidente del Consiglio di non far celebrare i suoi processi. Al contrario la norma ordinaria, che vale per tutti i cittadini, mira a tutelare il diritto di difesa attraverso la partecipazione e la presenza nel processo bilanciandolo con l’interesse all’esercizio della funzione giurisdizionale mediante la celebrazione del processo stesso.

Con questa norma costruita con legge ordinaria su misura per il Presidente del Consiglio, non solo si viola il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma si interviene anche sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.

La sentenza del 13 gennaio 2011 della Corte Costituzionale intervenendo sul legittimo impedimento per il Presidente del Consiglio ha in parte attenuato le conseguenze dannose di questa norma.

Il 12 e 13 giugno però è ancora importante andare a votare e votare si per abrogarla

  • per riaffermare che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge
  • per difendere il principio di legalità, che è il potere dei senza poteri
  • per riaffermare il principio di controllo e trasparenza democratica, che per i cittadini si realizza anche attraverso l’effettività di provvedimenti pubblici e trasparenti qual è quello che conclude un processo quale che sia l’esito finale
  • per riaffermare la distinzione tra i poteri dello Stato sancita dalla Carta costituzionale

Noi pensiamo che il rispetto delle regole rafforzi sia il Parlamento che la funzione giurisdizionale, vorremmo che questa convinzione fosse patrimonio di tutti, indipendentemente dagli schieramenti di appartenenza.

Invece l’attuale maggioranza di governo continua a proporre interferenze del potere politico con la giurisdizione e quindi con il diritto dei cittadini a decisioni pubbliche e trasparenti.

Il processo, con tutta intera la cultura delle garanzie che reca in sé, appartiene alla collettività ed è in questo senso un bene pubblico.

Per tutte queste ragioni facciamo sentire la nostra voce il 12 e 13 giugno.