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Una nuova Dc oggi, è possibilie?
Giorgio Merlo su Il Riformista del 14-07-2011
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E’ noto a tutti che all’orizzonte si profila un profondo cambiamento nella vita politica del nostro paese. Ed è altrettanto noto che il tramonto politico di Berlusconi è destinato a mutare in profondità gli stessi equilibri della geografia politica italiana. E questo a prescindere dalla durata dell’attuale Governo. Così è stato dopo tangentopoli e la scomparsa dei partiti che avevano governato il paese per lunghi 40 anni. E così è adesso con la quasi certa uscita di scena di Berlusconi e del suo potere carismatico che ha segnato e condizionato, nel bene e nel male, il cammino della democrazia italiana.
E, tra le molte novità e gli esiti imprevisti e imprevedibili della nuova fase che sta per aprirsi, ricompare la mai tramontata “questione cattolica”. Ovvero, il tentativo di settori diversi della società ma riconducibili comunque alla tradizione culturale cattolica, di dar vita ad un nuovo soggetto politico identitario. E’ questo, infatti, il senso di incontri più o meno pubblici che si svolgono da tempo per dare una prospettiva politica a questa intuizione. Un modo concreto e tangibile finalizzato ad intercettare anche un mondo sociale, culturale, professionale e politico che continua probabilmente a non sentirsi a suo agio nell’attuale geografia politica italiana. Un’operazione legittima, e anche ambiziosa, ma che ha due elementi sacrificali, almeno a livello potenziale. E cioè, il Pdl e il Pd. E questo i promotori dell’iniziativa lo dovrebbero dire con chiarezza e senza tentennamenti, per evitare equivoci e fraintendimenti.
Innanzitutto il Pdl perché continuando ad essere sostanzialmente un giocattolo di Berlusconi e frutto del suo ruolo carismatico, è destinato inesorabilmente a mutare in profondità con l’uscita di scena del suo leader maximo. E, specularmente, del Pd perché verrebbe meno uno dei caposaldi della sua identità: e cioè la “pluralità” culturale che l’ha contraddistinto sin dall’inizio. Come tutti sappiamo, il Pd è nato con l’ambizione di superare definitivamente le 2 grandi questioni che hanno accompagnato e condizionato in profondità il cammino della democrazia italiana: ovvero, la “questione comunista” e la “questione cattolica”. E la pluralità era il corollario che faceva da sfondo a questa intuizione e a questo progetto politico. Se, invece, adesso dovesse far breccia un tentativo di sostanziale regressione identitaria che parte anche dal suo interno, è ovvio che l’obiettivo neanche tanto mascherato è anche quello di archiviare questa esperienza per ricondurla ad un “mission” diversa rispetto a quella iniziale. Incrociando, forse, la voglia di ampi settori degli ex ds del Pd e di settori limitrofi, di dar vita contemporaneamente ad un grande “partito di sinistra” che coinvolga il più ampio numero di progressisti. Un progetto, questo, caro a Latorre, Bettini e Vendola. Tanto per fare qualche nome.
Obiettivi divergenti ma che trovano un punto in comune nella finalità di archiviare l’esperienza del Pd e di consegnare il futuro della politica italiana alla contesa di contenitori tradizionali che non fanno altro che riproporre vecchie questioni e rispolverando, al contempo, vecchie polemiche. Ora, al di là della legittimità del progetto, emergono alcune domande a cui prima o poi occorre dare risposte convincenti e chiare. E cioè, ci sono oggi le condizioni politiche, culturali e sociali per riproporre una sorta di nuova Dc nel nostro paese? C’è la domanda concreta per riproporre, di fatto, una sorta di rinnovata “unità politica” dei cattolici nello stesso partito? E, infine, c’è la volontà nel nostro paese di archiviare definitivamente la visione bipolare che, seppur con molti difetti, ha organizzato la contesa politica italiana in questi ultimi 20 anni?
Domande che dovranno trovare una risposta nella concreta dialettica politica ma che, soprattutto, dovranno fornirla coloro che intendono riproporre nuovi scenari che si imporranno con il dopo Berlusconi. Per il momento, però, è bene sottolineare che questo progetto che si staglia all’orizzonte è tutto tranne che culturale e dimostra che c’è la concreta volontà di fare un’operazione politica che superi contemporaneamente il Pdl e il Pd. È un’operazione sicuramente ambiziosa che deve però uscire dalla clandestinità e avere il coraggio di presentarsi come tale. E cioè, un progetto politico finalizzato a dar vita a un nuovo soggetto politico. Del resto, è sempre opportuno avere il coraggio delle proprie idee e delle proprie scelte. Serve innanzitutto alla causa del progetto e, nello specifico, può fare chiarezza anche all’interno dei rispettivi partiti che si vuole superare.
Per quanto riguarda i cattolici democratici del Pd resta un compito decisivo. Quello di confermare la “pluralità” del partito, sottolineare le ragioni politiche e culturali della propria ispirazione nella concreta azione politica e legislativa e, soprattutto, evitare che il Pd si trasformi in un banale prolungamento delle precedenti esperienze politiche. Solo una presenza viva e culturalmente originale dei cattolici democratici nel Pd e nella più vasta area cattolica italiana è possibile evitare che si ritorni ad una stagione dove prevalgono le ragioni identitarie anche in politica. Elementi che potrebbero riportare indietro le lancette della storia senza apportare alcun rinnovamento concreto. Purchè, comunque, non si rinunci alla propria tradizione culturale, anche quando si milita in un partito “plurale”.





