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Caso Milanese, Caso Belcastro: intervento in Aula

Intervento in Aula dell’On Anna Rossomando (Pd) – 22/09/2011



ANNA ROSSOMANDO. Signor Presidente, vorrei svolgere innanzitutto una breve considerazione tecnica sulla sussistenza del fumus, così come ci è stata prospettata nella relazione di maggioranza.


In quest’ultima, sostanzialmente, si sostiene, per un verso, l’inattendibilità del principale teste – diremmo – d’accusa, Viscione, e, per l’altro, la parzialità di un trattamento che sarebbe riservato al parlamentare.
Sotto il profilo dell’inattendibilità, direi che questa tesi è assolutamente contraddetta dalle argomentazioni complete dell’ordinanza del GIP, le quali fanno riferimento ai due noti elementi dell’attendibilità intrinseca, ma soprattutto alla cosiddetta attendibilità estrinseca della chiamata di correo, che è assolutamente comprovata nella sussistenza di documenti e di dichiarazioni varie, vedi fra tutte i gioiellieri Laurenti e il gioielliere di Capri.
Vorrei aggiungere che la non sussistenza del fumus, da noi sostenuta, è alternativa alla tesi di maggioranza, e fa riferimento ad un fumus che abbiamo valutato in relazione alla fase delle indagini preliminari; quindi, non tanto come una prova di responsabilità, ma come una sussistenza di elementi per poter poi sostenere il giudizio e sostenere la fondatezza della richiesta di arresto.
Vorrei affrontare direttamente la questione del fumus: noi, molto spesso, ormai, discutiamo sul fatto che non si parla di fumus persecutionis ma si parla di altro e quindi noi, invece, tendiamo a richiamare l’attenzione sulla questione del fumus. In realtà, l’idea che mi sono fatta è che ci sia una percezione completamente diversa e che fa riferimento ad una ideologia diversa, a una cultura politica diversa, di che cosa si intenda per fumus. Nella relazione di maggioranza, questa volta, come già in passato, si usa il fumus per sostenere che la politica, o meglio, direi, il potere, non è sottoposto e non si deve sottoporre ad alcuna regola, non si fa processare, non passa attraverso le verifiche e le garanzie del processo, usa le prerogative e le garanzie istituzionali come tecnica difensiva processuale fuori dal processo, in alternativa al processo, sostanzialmente delegittimando il processo. È riprova di ciò che si rivendica come non solo legittimo, ma opportuno, il fatto di argomentare in queste sedi la difesa nel merito e non, ad esempio, davanti il tribunale del riesame. Non è questo il fumus a cui avevano pensato i padri costituenti; non si può sovrapporre un potere, quello dell’Assemblea legislativa, a quello della giurisdizione, senza incorrere nel privilegio. Questa non è, colleghi, difesa del Parlamento; voi vi arroccate in una falsa difesa del Parlamento, dando così l’immagine di una politica delegittimata, sotto assedio. Questa non è la politica in cui ci riconosciamo, in cui si riconoscono i cittadini, gli elettori, anche gli elettori dei colleghi della Lega Nord Padania che non so cosa avranno pensato, leggendo i giornali questa mattina. Oggi più che mai c’è bisogno di credibilità e di solidità della politica e delle istituzioni.
Infine, che cos’è il rifiuto di sottoporsi alla normale procedura del processo? Non è certamente la politica in rappresentanza del popolo – detto per inciso noi preferiremmo parlare di cittadini – ma è l’affermazione dell’arroganza e della prepotenza del potere, dove i cittadini sono tornati a essere sudditi e chi governa è tornato ad essere chi comanda; qualcosa di molto diverso dalle parole di libertà a cui molto spesso e a sproposito vi appellate.
Con il voto contrario a questa relazione di maggioranza noi vogliamo riaffermare, ancora una volta, il ruolo del Parlamento nella difesa della rappresentanza dei cittadini e delle istituzioni democratiche e repubblicane (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro per il Terzo Polo e Italia dei Valori).