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Non serve una nuova Dc
Luigi Bobba su Europa del 30/09/2011

Le parole contenute nella prolusione del cardinale Angelo Bagnasco sono state misurate e inequivocabili. Come parlamentare e come credente mi sento interpellato da quanto ha detto il presidente dei vescovi italiani.
Non certo perché mi voglio unire al coro di coloro che vogliono tirare i vescovi dalla propria parte o di quelli che, invece, li bacchettano quando dicono parole scomode per la parte politica a cui appartengono. Semplicemente voglio proporre tre riflessioni.
Il presidente della Cei ha stigmatizzato chiaramente quei «comportamenti licenziosi e relazioni improprie che ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino». Difficile non vedere una relazione tra queste parole e quanto emerso in questo ultimo anno dalle vicende che riguardano il capo del governo.
Mentre il paese conosce una situazione di difficoltà senza precedenti, i vertici del governo non offrono certo un esempio di moralità e coerenza e così riducono fortemente la credibilità del nostro paese.
Ma Bagnasco propone altresì un richiamo più generale: «Chiunque sceglie la militanza politica deve essere consapevole – come recita la Costituzione – della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che sono connessi allo svolgimento di incarichi pubblici».
Anziché urlare in modo generico contro la casta, il presidente della Cei ci invita semplicemente a rispettare il dettato costituzionale. Se lo seguissimo senza tentennamenti, certo ne guadagnerebbero la credibilità e l’autorevolezza della politica e delle istituzioni.
Ma continua Bagnasco – con accenti che evocano una visione patriottica – «l’Italia ha una missione da compiere, l’ha avuta nel passato e l’ha per il futuro. Deve reagire con freschezza di visione e nuovo entusiasmo senza il quale è difficile rilanciare la crescita e perseguire qualunque sviluppo».
È singolare che debba essere un pastore della chiesa a dover richiamare il paese a ritrovare la propria identità, riscoprendo il senso di una missione. A che serve l’Italia, qual è il suo posto in Europa e nel mondo? Rispondere a queste domande significa ridare un orizzonte, una visione alla politica per i prossimi anni.
Infine il cardinal Bagnasco si rivolge alle molteplici realtà dell’associazionismo cristiano e dei movimenti: «Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni».
Qualche commentatore ha parlato di una chiesa che vorrebbe far rinascere la Democrazia cristiana. Credo sia una lettura del tutto fuorviante. Piuttosto sono convinto che il cardinal Bagnasco – nel momento in cui la Seconda repubblica volge al tramonto – senta il dovere di incoraggiare quei laici cristiani che avvertono forte la responsabilità per il futuro del proprio paese.
Dunque nessuna invasione di campo da parte dei vescovi, ma piuttosto un invito forte a far emergere una «nuova generazione di laici cristiani» che abbiano a cuore il bene comune della nazione. Non si vede perché i cattolici, variamente organizzati e presenti nel paese, non debbano ambire ad incidere in modo più significativo nella vita politica. Ne guadagnerebbero sia l’Italia che la comunità cristiana.





