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Bene Todi, ma i cattolici non erano in silenzio
Mimmo Lucà su L’Unità del 20/10/2011

Il Convegno di Todi ha smentito molte previsioni e molte aspettative interessate: un nuovo partito, almeno per ora, non si farà. C’era, tra i promotori, chi caldeggiava questa ipotesi. In tanti, però, non erano d’accordo. L’obiettivo dell’unità ha fatto premio su tutto.
“La diaspora dell’associazionismo cattolico è finita dopo 40 anni” è stato affermato con enfasi. In realtà i tentativi di ricomposizione culturale e sociale si succedono da tempo e senza grandi risultati. La novità, più che nell’unità, sta nell’obiettivo. Si vuole rendere duraturo un organismo che sia in grado di dare nuova coesione e incisività all’azione politica dei cattolici, dentro la drammatica crisi che il Paese sta vivendo.
E nuovo, dopo la stagione del “progetto culturale”, risulta il pronunciamento tutto politico emerso da Todi: no alle elezioni anticipate; Berlusconi faccia un passo indietro, perché serve un governo forte per fare la riforma elettorale e affrontare i gravi problemi dell’Italia.
Un sondaggio di qualche mese fa sui cattolici praticanti segnalava il tracollo del gradimento espresso alle elezioni politiche 2008 in favore di Berlusconi. Soltanto il 42 % di coloro che lo avevano votato dichiarava la disponibilità a rifarlo. Il seminario di Todi conferma questo progressivo distacco dei cattolici dall’orizzonte del centrodestra, dalle sue politiche e dall’inerzia non più sostenibile del suo Governo.
Nel vissuto concreto delle più importanti organizzazioni del cattolicesimo sociale è maturata progressivamente la coscienza di un fallimento inconfutabile dell’azione di governo, che coincide con il disastro morale, economico e sociale in cui è precipitato il Paese.
I cattolici delle grandi associazioni, dalle Acli alla CISL, dalla Confcooperative alla Coldiretti, hanno chiesto un passo indietro del Presidente del Consiglio e la formazione di un nuovo governo di responsabilità nazionale. Dal dibattito serio e partecipato di quel Seminario, emerge la crisi di credibilità del centrodestra, proprio sui punti di forza di un rapporto lungamente ricercato e accarezzato con la Chiesa: politiche per la famiglia, occupazione giovanile, pluralismo educativo, questione morale, equità fiscale, sussidiarietà.
D’altra parte, non si poteva davvero credere che un’Agenda di questioni così esigenti sul piano dei contenuti, predisposta lo scorso anno dalla “Settimana Sociale” di Reggio Calabria, potesse essere consegnata, con qualche esito, nelle mani di un governo totalmente insensibile ai richiami della questione sociale e dell’emergenza democratica.
Rispetto ad altre stagioni, resta un certo protagonismo dei vescovi ma muta il suo segno: fa un passo indietro rispetto al proporsi come interlocutore diretto delle istituzioni e di chi le governa. La Cei si fa promotrice oggi di un nuovo protagonismo politico dei laici. Non si sostituisce ad essi. Il Card. Bagnasco ha sostanzialmente ripetuto le cose già dette al recente Consiglio Permanente della Cei. Stando attento a collocare nel pre-politico l’iniziativa della Chiesa. La sua presenza a Todi, però, ha dato un forte carattere di ufficialità al Forum. Se ne deve dedurre che le indicazioni decisamente politiche che ne sono emerse non sono sgradite, quanto meno, all’Episcopato.
Qualcosa, però, non mi convince nel confronto di Todi: fino a che punto e perché si sarebbe interrotto quel rapporto tra cattolicesimo sociale e politica? Bonanni, alla fine, ha parlato della decisione di “uscire finalmente dal silenzio”.
A quale silenzio si riferiva? I tanti cattolici attivamente impegnati nel campo del riformismo democratico sono apparsi tutt’altro che silenziosi in questi anni. E hanno svolto, nelle istituzioni locali e in Parlamento, sia pure con tanti limiti, una funzione importante, non sempre lealmente riconosciuta, per la coesione sociale, la solidarietà tra le generazioni, la tenuta democratica.
Parlo dei cattolici che hanno difeso l’unità nazionale, che hanno fatto la riforma delle pensioni, ridotto il debito pubblico e, insieme, investito sulla centralità del lavoro; che hanno introdotto la sussidiarietà nella Costituzione e approvato le tante leggi sulle politiche sociali e sul Terzo Settore; che hanno sostenuto il Servizio civile dei giovani, promosso i diritti e le responsabilità degli immigrati, difeso l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, insieme con la libertà e il pluralismo dell’informazione. E questo nonostante, in questi stessi anni, ci sia stata una tendenza di una parte rilevante dell’associazionismo cattolico a ritrarsi dall’impegno politico e da una chiara “scelta di campo”.
Sono molte le ragioni che hanno contribuito ad alimentare questa autoreferenzialità, spingendo molti a coltivare un impegno di autosufficienza più marcatamente sociale o culturale.
Ora si è maturato un diverso parere. Sta qui la novità più importante e positiva di Todi. Su questa novità, adesso, il PD dovrà lavorare seriamente per rilanciare un dialogo fecondo, sui contenuti concreti di un progetto per l’Italia, in cui possano riconoscersi le tante energie positive emerse in quel Convegno, in termini di idee, proposte, classe dirigente.





