Interrogazione Marcenaro sulle violazioni dei diritti umani e gli episodi di tortura in Libia
Questa mattina (13/10/2011) Pietro Marcenaro, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, ha presentato un’interrogazione parlamentare sulle violazioni dei diritti umani e gli episodi di tortura in Libia e sulle condizioni drammatiche in cui versano circa 5.000 rifugiati lungo il confine libico-egiziano e libico-tunisino che andrebbero incontro alla persecuzione o alla guerra se rinviati nei paesi di origine.
L’interrogazione – nella quale si chiede quali iniziative siano state adottate dalla comunità internazionale, l’Unione Europea e l’Italia nei confronti del Governo Transitorio affinché vengano rispettati i diritti umani dei rifugiati, dei detenuti e dei presunti combattenti anche in funzione dei trattati internazionali che il Governo Provvisorio si è impegnato a ratificare e rispettare- segue la denuncia di Amnesty International sulla situazione dei centri di detenzioni di Tripoli e al-Zawiya.
In questi centri sarebbero detenuti 2500 prigionieri, tra cui persone prese per strada, in ospedale, in casa senza un ordine di cattura, soldati e miliziani pro-Gheddafi veri e presunti, cittadini dell’Africa subsahariana che in quanto tali potrebbero essere mercenari e libici neri della zona di Tawargha che potrebbero essere lealisti. Amnesty International ha inoltre documentato come da febbraio, quando è iniziato il conflitto libico, cittadini provenienti da paesi dell’Africa sub-sahariana siano stati presi di mira, in quanto presunti mercenari, dai combattenti ostili a Gheddafi. Quando Bengasi e altre città della Libia orientale sono cadute nelle mani del Consiglio nazionale di transizione, le forze anti-Gheddafi si sono rese responsabili di raid nelle abitazioni, uccisioni e altri attacchi violenti contro le forze fedeli a Gheddafi e anche contro i presunti mercenari sub-sahariani. inoltre, un numero sempre maggiore di rifugiati cerca di rientrare in Libia per poter partire via mare verso l’Europa, attraverso uno di quei viaggi pericolosi che hanno causato la morte di oltre 1500 persone dall’inizio del conflitto libico.





