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La coalizione che può rassicurare i cittadini
Giorgio Merlo su Il Riformista del 10/11/2011
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Nessuno sa quale sarà l’esito della crisi politica che ha travolto il Governo Berlusconi. Tra elezioni anticipate e nuovo governo di larghe intese si gioca il futuro politico del nostro paese e la prospettiva di molte forze politiche e anche i destini personali di molti leader. Ma tant’è. Ad oggi navighiamo a vista e tra 2 settimane conosceremo, nel dettaglio, lo scenario definitivo. Ben sapendo che l’unico punto di riferimento politico e istituzionale che oggi abbiamo è quello rappresentato dal Presidente della Repubblica.
Ma, al di là dell’esito di questa crisi intricata e sempre più contorta, il punto che adesso non possiamo più aggirare è quello di costruire una coalizione alternativa al centro destra. Una coalizione che deve essere solida, coesa, credibile e dichiaratamente di governo. Una coalizione che vede nel Pd il suo motore centrale e che, al contempo, richiede proprio a questo partito il compito di non essere balbettante e incerto nella definizione del profilo programmatico dell’alleanza. Del resto, l’esperienza infausta e triste della stagione prodiana dell’Unione non può e non deve essere riproposta. Le troppe contraddizioni possono cerare una situazione di facile vittoria elettorale ma di altrettanta certa ingovernabilità. Le sommatorie di comunisti non pentiti come Ferrero e Diliberto e di esponenti provenienti dalla destra ex missina non possono dar vita, oggettivamente, ad una alleanza credibile agli occhi degli elettori. E anche se così fosse, sarebbe una alleanza destinata ad entrare in frantumi entro pochi mesi essendo centinaia gli elementi sui quali crollerebbe una maggioranza. Detto questo, però, adesso si tratta di lavorare attorno ad un progetto che risponda ad un solo requisito: andare al voto quanto prima con una coalizione con una limpida cultura di governo capace di rassicurare i cittadini e dove si chiedono i voti non per criminalizzare qualcuno ma per costruire una prospettiva che dia stabilità, crescita e sviluppo per l’intera nazione. Ed è proprio dal Pd che deve arrivare un impegno forte e coerente su questo versante. E la crisi rovinosa del Governo Berlusconi ne offre l’opportunità e la possibilità. E questo risultato lo si ottiene in due modi: dando vita ad una coalizione credibile, appunto, e con un programma che permetta di governare concretamente il paese senza il fardello delle pregiudiziali ideologiche e delle certezze dogmatiche. Del resto, siamo ad uno snodo decisivo della politica italiana. Una lunga fase si sta per chiudere e non sempre le cosiddette transizioni sono chiare e comprensibili agli occhi dei cittadini e dell’intera opinione pubblica. Sarebbe un errore immaginare di governare il ritorno ad una situazione di “normalità” democratica e costituzionale con la logica del pallottoliere o della semplice sommatoria. Probabilmente, e paradossalmente, potrebbe sortire l’effetto opposto offrendo frecce all’arco dell’avversario per dimostrare che in Italia permane un confronto ideologico all’insegna della demonizzazione personale. E cioè, l’esatto opposto di una credibile e convinta cultura di governo. Su questo versante saremo giudicati, forse, anche dal corpo elettorale. Certo, se andiamo subito al voto il tutto è disciplinato da una pessima legge elettorale che non garantisce il dispiegamento di una seria cultura di governo ma, al contempo, non ci si può sottrarre dal rispondere ad una domanda che dai tempi dell’Ulivo di Prodi il centro sinistra si trascina dietro e che non è mai stato affrontato e risolto nella sua interezza. E, proprio all’indomani del fisiologico, ed irreversibile, tramonto dell’egemonia politica berlusconiana, si apre una pagina che non può essere nuovamente e frettolosamente chiusa dal riproporsi di semplici carrozzoni elettorali. Bersani, su questo versante, si è mosso con prudenza ed equilibrio ma con altrettanta determinazione. E, credo, quando si parla di coalizione di governo si parla di partiti che da sempre dispiegano questa vocazione. L’Udc di Casini, ad esempio, non può non essere parte attiva di questo processo al di là di qualsiasi valutazione sul contingente e al di là degli accordi sottoscritti dopo la famosa foto di Vasto. Ecco perché dal Pd, soprattutto dal Pd, si attendono risposte concrete e convincenti. Certo, la fase politica che stiamo vivendo è convulsa e carica di ambiguità. Ma proprio in una fase come questa è necessaria una guida politica che rassicuri i cittadini e non che si esponga nuovamente, e per l’ennesima volta, a critiche e a obiezioni sulla affidabilità della cultura di governo della futura coalizione. Si tratta, quindi, di scelte che rispondono solo alla volontà politica. E il Pd oggi ha le carte in regola per rispondere a questi requisiti. Per la sua cultura, per il suo insediamento sociale e per ciò che rappresenta politicamente nel paese.





