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Monti: conti da risanare e nuove alleanze
Giorgio Merlo su Il Riformista del 24/11/2011
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E’ francamente difficile respingere al mittente le tesi di coloro che vedono nell’attuale Governo Monti due obiettivi: l’uno, indubbiamente il più importante e il più diretto, è quello di risanare i conti, salvare il sistema Italia e rilanciare la nostra economia e l’altro, seppur indirettamente, è quello di favorire la nascita di nuove alleanze appena si chiude, nel 2013, il ciclo di questo esecutivo.
Insomma, una forte scomposizione dell’attuale quadro politico per dar vita ad una fase che fin quando imperava Berlusconi era francamente difficile se non impossibile. E questo è già percepibile all’orizzonte. Sono passati pochi giorni dal varo del Governo Monti e tutte le forze dell’attuale centro sinistra – tranne ovviamente il Pd che si è distinto da subito per senso di responsabilità, equilibrio e cultura di governo – si sono scagliate, seppur con forme e modalità diverse, contro il nuovo Governo accampando tesi a volte strampalate a volte di chiara marca estremistica e massimalista. Da Vendola a Di Pietro, da Bonelli a Diliberto per non parlare di Ferrero, è stato un crescendo di contestazioni e di polemiche degne di partiti che combatteranno frontalmente e duramente questa nuova esperienza politica. Tesi, ovviamente legittime, ma che avranno pesanti ricadute politiche dopo questo arco di tempo che vede giustamente il Pd come principale sponsor politico del nuovo Governo Monti. E, sul fronte opposto, non possiamo non registrare la spaccatura, al di là delle formalità di rito, tra il Pdl e la Lega, ormai ritornata strumentalmente e simpaticamente secessionista. Ma è nello stesso Pdl, come tutti sanno, che si consumeranno gli strappi più significativi di questa nuova fase politica che si è aperta con la crisi e la caduta del Governo Berlusconi. È appena sufficiente, del resto, limitarsi a leggere le prese di posizione dei maggiorenti di quel partito per rendersi conto che si confrontano ormai due linee di fatto incompatibili. L’una riconducibile ad un profilo moderato e di governo – da Formigoni a Scaiola, da Lupi a Pisanu – e l’altra che sente il richiamo dell’ala più oltranzista e barricadera rappresentata in modo plastico dagli esponenti che arrivano dalla tradizione ex missina.
Ora, è immaginabile che dopo un arco di tempo dove tutti speriamo che il Governo Monti sia capace di affrontare risolvere i problemi che sono sul tappeto, sia possibile riprendere le fila del passato e presentarsi agli elettori come se nulla fosse accaduto? E cioè, un centro sinistra di Vasto allargato ai comunisti di Ferrero e di Diliberto, seppur solo con accordi ed elettorali, e un centro destra dominato, ancora una volta, dal condizionamento secessionista e volgarmente localistico della Lega Nord? No, pochi possono francamente credere a questa prospettiva fuorchè si pensi che il futuro sia la semplice replica del recente passato. E pochi, inoltre, pensano che dopo un governo di questo genere che sarà costretto ad assumere decisioni squisitamente politiche perché dovrà sciogliere nodi decisivi e cruciali per l’avvenire e le condizioni di vita di milioni di italiani, sia possibile mettere tutto tra parentesi e ricominciare da capo. Ma allora, quale può essere lo scenario più accreditato? Ad oggi, com’è ovvio, nessuno lo sa. Troppe sono le variabili. Dai risultati concreti che il Governo Monti riuscirà ad ottenere alla futura legge elettorale, dal comportamento concreto dei singoli partiti agli umori della pubblica opinione. Ma una cosa è certa. Seppur nel rispetto della democrazia dell’alternanza e del bipolarismo –che non sarà più quello muscolare che abbiamo conosciuto in questi lunghi 17 anni – i “simili” saranno sempre più attratti. E chi ha una concezione moderata e temperata della politica difficilmente sarà alternativo all’altro. Come, d’altro canto, chi ha una profonda e radicata cultura di governo sarà portato a ritrovare i punti di convergenza politica, culturale e programmatica in modo più marcato rispetto al passato.
Questo non significa il banale, e un po’ grottesco, ritorno ad una sorta di neo centrismo democristiano in versione riveduta e corretta. Il passato, com’è noto, non ritorna mai uguale a stesso. Ma è evidente che, dopo la sbornia populista, demagogica e rozzamente bipolare imposta dalla presenza potente e carismatica di Berlusconi, la geografia politica è quasi costretta a mutare in profondità. Con buona pace di chi continuerà a coltivare una concezione ideologica, estremistica, massimalista e barricadera della politica. Per costoro ci sarà, com’è ovvio, uno spazio nella politica di domani. Ma non sarà lo stesso di chi coltiva, all’opposto, una cultura di governo, moderata e riformista.





