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Pensioni, recuperare il principio della flessibilità
Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta su L’Unità del 22/11/2011
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Abbiamo appoggiato con convinzione la formazione del governo presieduto da Mario Monti. Nel fare questa scelta abbiamo anteposto gli interessi del paese a qualsiasi altra considerazione, anche alle convenienze di partito. In una situazione di eccezionale gravità la politica non può tirarsi indietro, anche adottando soluzioni straordinarie. Adesso viene il momento delle scelte, perché l’esecutivo deve assolvere al compito primario di portare l’Italia al riparo e restituirle autorevolezza e dignità in campo internazionale.
Abbiamo apprezzato il discorso di insediamento del neo presidente al Senato perché in esso abbiamo ravvisato una vera discontinuità politica. Abbinare alla parola rigore quelle di crescita ed equità non è soltanto un fatto lessicale: si tratta invece di una scelta politica ben precisa alla quale bisognerà che seguano i fatti. Noi non siamo fra coloro che pensano che le proposte spettino esclusivamente al governo e che il compito della larga base parlamentare che lo sostiene sia semplicemente quello della ratifica. Vorremmo sfuggire alla logica del Si o del No acritici perché pensiamo che si debba portare un contributo autonomo e pretendere una discussione preventiva che porti alle necessarie soluzioni di compromesso. In primo luogo una discussione all’interno del nostro partito sugli argomenti cruciali che consenta di avere una sola posizione di sintesi e poi un confronto con le altre forze politiche che sostengono il governo e con il governo stesso. I compromessi migliori, anche quando sono difficili, sono quelli che nascono da un confronto chiaro delle idee e che sono vissuti in prima persona d ai diversi protagonisti. Sul tema delle pensioni abbiamo depositato la scorsa settimana un disegno di legge (a prima firma Damiano-Baretta) con l’obiettivo di avviare una tempestiva discussione di merito su un argomento di estrema delicatezza sociale. Vorremmo che, prima di procedere a nuovi interventi sullo stato sociale, si facesse un’operazione – verità: contabilizzare i risparmi ottenuti dalle misure del governo Berlusconi che hanno colpito già duramente le pensioni, con la complicità della Lega. Quanto valgono in termini di risorse l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne da 60 a 65 anni, l’introduzione di una finestra mobile per tutti di un anno, la decurtazione della rivalutazione dell’assegno pensionistico a partire dagli assegni cinque volte il minimo e l’aggancio del pensionamento all’aspettativa di vita?





