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DAMIANO (PD): «NON ALZIAMO IL LIMITE DI 40 ANNI. E SERVE EQUITÀ»
Intervista a Cesare Damiano su Avvenire del 3/12/2011 – di Francesco Riccardi

«Questa manovra deve avere una chiara impronta di equità. Perciò sosteniamo debba prevedere anche una patrimoniale, per chiamare chi ha di più a dare un contributo maggiore. Nel contempo dico no all’innalzamento del requisito dei 40 anni di contributi per l’accesso alla pensione, perché si penalizzerebbero soggetti più deboli». L’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano chiarisce quali siano alcuni paletti fondamentali per il Pd, ma riconosce che «tutti i partiti saranno chiamati a rinunciare a qualcosa per il bene del Paese».
Il governo sembra intenzionato a fare presto. Senza una vera e propria concertazione. È un metodo che condividete?
Sono stato sempre un sostenitore della concertazione, che ho anche praticato da ministro. So però che richiede molto tempo e ora probabilmente non ce ne è abbastanza. Questo non significa che il governo Monti non possa condurre un confronto serrato e cercare le opportune convergenze, tanto con le forze parlamentari, quanto con le parti sociali. Comunque, il governo come primo atto ha incontrato i sindacati, e li rivedrà ancora domenica. Spero che possa eventualmente modulare in maniera diversa gli interventi a seconda delle opinioni che raccoglierà, che ci sia la possibilità di un negoziato.
Il Pd insiste per l’introduzione di una qualche forma di patrimoniale, il Pdl dice no e teme una pesante tassazione della prima casa.
La patrimoniale che abbiamo in mente riguarda i grandi patrimoni immobiliari e le rendite, quelle milionarie. Anche l’eventuale reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, io la condivido nella versione già riformata dal governo Prodi, con l’esclusione quindi dei redditi bassi e medio-bassi. Ma dobbiamo andare in questa direzione per dare un’impronta di equità a una manovra che, altrimenti, diventerebbe difficilmente sostenibile.
Accettereste anche l’anticipo dell’introduzione dell’Imu, varata dal governo Berlusconi?
In questa situazione d’emergenza vale quanto diceva Mao: “Non è importante il colore del gatto, ma il fatto che acchiappi i topi”. Conta che si colpiscano i grandi patrimoni e possibilmente si faccia pagare chi finora non l’ha fatto o l’ha fatto in maniera ridotta.
Sulla previdenza, i sindacati hanno già alzato le barricate, voi siete disponibili a votare una nuova riforma?
Sulla previdenza vorrei anzitutto che fossero contabilizzati i risparmi fin qui realizzati con le varie riforme. Nell’ultimo documento di programmazione finanziaria firmato da Giulio Tremonti, si legge che dal 2004 al 2011 sono state operate quattro riduzioni di spesa che produrranno dal 2015 al 2040 una diminuzione dell’1,4% annuo in relazione al Pil. Dunque, senza voler sbarrare il passo a nuovi interventi, occorre riconoscere che la previdenza ha già dato e molto. Penso anche che sulle pensioni non dobbiamo dire un “sì” o un “no” acritico e a prescindere, ma presentare le nostre idee e possibilmente indirizzare così le scelte del governo.
E allora entriamo nel merito: su quali ipotesi siete d’accordo e su quali no?
Non sono contrario all’estensione del contributivo pro-rata a tutti, è una misura di equità. Al contrario, ritengo sbagliato intervenire sulle pensioni di anzianità alzando ulteriormente il requisito dei 40 anni di contributi. Anzitutto perché ormai per andare in pensione ce ne vogliono già 41 e 1 mese dal 2012 se si è dipendenti, 41 e 7 mesi se autonomi, a causa delle finestre e dell’aggancio alle aspettative di vita. E poi soprattutto perché si colpirebbe una fascia di lavoratori che ha cominciato a lavorare prestissimo, con bassa scolarizzazione. Lavoratori manuali, spesso assai usurati e con problemi di salute. Perché dovrebbero lavorare per 45, 46 anni? Solo perché oggi hanno meno di 60 anni di età? Ma bisognerebbe anche tener conto del fatto che la loro aspettativa di vita è di 6 anni inferiore rispetto a quella di un professore universitario. Quanto invece all’accelerazione dell’incremento dell’età pensionabile delle donne se ne può discutere. A patto però che i risparmi ottenuti vadano effettivamente a finanziare i servizi, una migliore conciliazione lavoro-famiglia o si preveda uno “sconto” previdenziale in base ai figli.
C’è anche l’ipotesi di bloccare gli adeguamenti degli assegni all’inflazione…
Quando lo fece il governo Prodi fu limitato alle pensioni 8 volte superiori al minimo. Oggi non si possono colpire le rendite medio-basse, sarebbe semplicemente ingiusto. Occorre poi dare altri segni di equità a questa manovra: prevedendo misure per la crescita, di politica industriale, che difendano l’occupazione.
Ma fin dove siete disposti ad arrivare? Cosa potrebbe spingervi a non votare e a far cadere il governo Monti?
Non possiamo ragionare in astratto. Dobbiamo vedere le carte ed esaminare i singoli provvedimenti e soprattutto il quadro d’insieme, l’equità complessiva della manovra. Do per scontato che ogni partito sarà scontento per l’uno o l’altro aspetto e dovrà rinunciare a qualcosa. Ma penso anche che Monti dovrà trovare un equilibrio sapiente perché la manovra regga all’esame del Parlamento.
E se a rompere fosse il sindacato? Non temete il cortocircuito di un Pd che sostiene il governo mentre in piazza sfilano i lavoratori in sciopero generale?
Finora i sindacati sono uniti e convergono sulla stessa piattaforma. Vedremo… In ogni caso il Pd è autonomo dai sindacati, anche se non indifferente alle loro istanze e a rappresentare gli interessi dei lavoratori.





