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Il bipolarismo ben temprato

Giorgio Merlo su Il Riformista del 28-12-2011

Al di là del prossimo pronunciamento della Consulta, la riforma della legge elettorale si deve fare. E la si deve fare archiviando definitivamente due modelli che sono figli di una stagione politica ormai alle nostre spalle. E cioè il “mattarellum” e il “porcellum”. Non a caso questi sistemi elettorali sono il prodotto concreto di una violenta contrapposizione tra gli schieramenti in campo perché ispirati ad un bipolarismo muscolare che aveva nella demonizzazione dell’avversario la sua ragion d’essere.

E questo al di là della elezione concreta dei deputati e dei senatori che ha trovato nel porcellum la sua caduta di credibilità più grave. Ma è immaginabile, oggi, dopo la sostanziale chiusura della lunga fase politica dominata, checchè se ne dica, dalla figura carismatica e potente di Silvio Berlusconi, pensare che tutto rimane come prima? O meglio, che il futuro non può che essere la semplice riedizione del passato? Non credo, come non ritengo che il futuro bipolarismo nel nostro paese sarà ispirato da una dura e spietata conttrapposizione tra i due schieramenti principali in campo. Certo, non mancheranno anche nel futuro i partiti che sono poco compatibili con una vera e credibile cultura di governo. È appena sufficiente registrare ciò che dicono in queste settimane alcuni partiti sulle politiche del Governo Monti per rendersi conto che con linguaggi simili è pressochè impossibile stringere alleanze credibili e costruire coalizioni che hanno l’obiettivo di governare e non solo di battere e criminalizzare l’avversario politico. Basti pensare alla variegata galassia comunista, a Di Pietro come sul versante opposto ai secessionisti della Lega Nord per arrivare ad una semplice ma scontata conclusione: e cioè, la camicia di forza delle alleanze coatte sono ormai reperti politici da dimenticare. Chi si illude di proseguire su questa falsariga sa di perseguire un disegno politico irrealizzabile e pertanto improponibile. Ecco perché serve una svolta politica e una decisa sterzata. Su questo versante, la recente riflessione di Dario Franceschini è quantomai calzante. E cioè, chiusa una fase politica si archivia anche la legge elettorale che l’ha generata. E, per far ritornare la politica protagonista, seppur dopo la parentesi indispensabile e utile del governo tecnico di unità nazionale, è necessaria una legge elettorale neo proporzionale che, senza rinnegare il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza, restituisca ai partiti una giusta centralità. Non si tratta, com’è ovvio, di regredire ad un contesto dove dominava il trasformismo e i governi balneari frutto di una legge elettorale che assegnava ai partiti la potestà di fare tutto e il contrario di tutto. No, tutti sappiamo che il sistema proporzionale può garantire la democrazia dell’alternanza e il bipolarismo. Certo un bipolarismo non bislacco e anacronistico come quello che abbiamo conosciuto in questi anni dove le coalizioni erano costruite solo “contro” qualcuno e non “per” qualcosa. Ma, semmai, un sistema che faccia ridiventare protagonisti i partiti e che, al contempo, costruisca coalizioni capaci di dispiegare un programma di governo che non si limita alla propaganda ma sappia diventare un vero progetto politico.

Ci sono molte resistenze per c’entrare questo obiettivo. Ci sono tutti i nostalgici dell’antiberlusconismo che, senza un nemico da combattere, si sentono orfani. Uno schieramento molto vasto che va dai politici agli intellettuali, dai conduttori televisivi agli opinion leader che hanno trovato in questi anni popolarità, fortuna e denaro. Per tutti costoro l’assenza del “nemico” rischia di essere fatale. Ma, per tutti coloro che continuano a credere invece in una concezione mite e moderata della politica, la svolta deve essere forte e senza equivoci. Una volta  archiviati il “porcellum” e il “mattarellum” si vari una legge con una vasta maggioranza parlamentare che restituisca il potere di scelta degli eletti ai cittadini e che, al contempo, venga garantita la governabilità e la stabilità del quadro politico. Il tutto si può fare con una legge elettorale proporzionale che assicuri l’alternanza e che conservi il bipolarismo. Ma un bipolarismo temperato e mite e non uno scontro feroce tra nemici irriducibili.