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Barbi: “Quesiti ammissibili, non c’è rischio di vuoto normativo”

Intervista a Mario Barbi su La Discussione del 07/01/2012 – di Ivan Mazzoletti


Mentre il Partito democratico “inciucia” con Popolo della libertà e Union di centro sulla riforma della legge elttorale, ci sono alcuni deputati democratici che attendono con fiducia l’ammissione dei due quesiti che abrogherebbe il “porcellum” e farebbero tornare a disposizione gli elettori italiani il “mattarellum” senza premio di maggioranza e con le preferenze. Veder ammesso il referendum, però, non ha un significato solo simbolico che farebbe venir meno il ruolo del Parlamento a favore del popolo dei referendari. Anzi. A confermalo a “la Discussione” è il deputato del Pd Mario Barbi che fa parte del comitato promotore del referendum.


«L’ammissione dei quesiti stimolerebbe la modifica dell’attuale sistema elettorale e indicherebbe la direzione verso la quale muoversi» ha esordito l’onorevole ulivista fedelissimo dell’ex premier Romano Prodi.

Onorevole Barbi, la Consulta è dovuta intervenire per confermare che sono solo operazioni di fantasia le indiscrezioni legate a una bocciatura dei quesiti…
È sorprendente che ci siano informazioni così dettagliate messe in circolazione.
Non posso neanche immaginare che la Corte, e i singoli giudici che la compongono, si apprestino a dare loro valutazioni adesso sui quesiti proposti o considerazioni di tipo politico. Considerazioni, tra l’altro, opinabili e in ogni caso estranee ai loro compiti e al loro potere. Non so se è più un’azione informativa o disinformativa volta ad accreditare l’idea che una Corte si appresti a decidere in base a considerazioni politiche. Va sottolineato perché altrimenti renderebbe un cattivo servizio alle istituzioni e in primo luogo alla Corte.

I “rumors”, comunque, parlerebbero di una bocciatura perché in caso di ammissione dei due quesiti una loro approvazione creerebbe un vuoto normativo…
Come comitato promotore abbiamo sostenuto sin dall’inizio la tesi che l’abrogazione dell’abrogazione fa rivivere o «riespande», come dice la memoria che abbiamo presentato, la normativa precedente. Quindi la tesi è questa ed è logicamente sostenibile nonché giuridicamente sostenuta da costituzionalisti illustri. Nei giorni scorsi in un articolo ad hoc Valerio Onida con convincenti argomenti e in modo molto chiaro e pacato argomentava a favore dell’ammissibilità ricordando che i referendum in materia di legge elettorale sono in linea di principio ammissibili per giurisprudenza della Corte e che certamente, sempre in materia elettorale, il vuoto normativo si pone come un tema centrale ma le modifiche non lo creerebbero. La legge che si vuole abrogare si basa su modifiche apportate a una norma precedente che quindi riprenderebbe vigore. Dal punto di vista tecnico-giuridico, perciò, gli argomenti a favore dell’ammissibilità sono “forti” e ben illustrati da persone qualificate e competenti
in materia.

Quale potrebbe essere il sistema elettorale ideale?
Dicevamo, il quesito propone l’abrogazione della legge attuale e il ritorno a quella precedente. In mancanza di una soluzione ideale, quindi, i quesiti referendari portano al “mattarellum” che è basato sui collegi uninominali. Diciamo che questo si è rivelato il minimo comune denominatore.
Per quanto mi riguarda, invece, la mia prima scelta restano i collegi uninominali a un turno.

C’è chi propone semplicemente di inserire le preferenze nella legge attuale…
Si tratta di una soluzione che va contro i collegi uninominali e quindi contro una delle ragioni che ci hanno spinto a chiedere il referendum.

Nel dibattito, fondato sulle indiscrezioni, riguardo a un’attesa dichiarazione di inammissibilità risulterebbe “coinvolto” anche il suo partito…
Innanzitutto bisogna distinguere il piano di autonomia di giudizio della Corte e non dare l’idea che ci sia un qualsivoglia interferenza da parte di qualsiasi partito politico.
Poi, che le forze del Parlamento si incontrino e parlino tra di loro per cercare di modificare la legge elettorale consente di far ritornare riconosciuta quella necessità politica di confrontarsi che è stata negata a lungo da forza che ritenevano buono l’attuale sistema elettorale.
Anche grazie alla nostra iniziativa referendaria questa opinione è stata scalfita fino a svanire, a disgregarsi ed essere impresentabile.
Nessuno sostiene più che questa legge sia buona o vada difesa. Quindi, se ciò è vero allora l’iniziativa politica del Parlamento su questo terreno è urgente.
Noi abbiamo sempre sostenuto, anche durante la raccolta delle firme, che il referendum non impediva al Parlamento di pronunciarsi o modificare la legge nel senso indicato dai quesiti. Anzi, lo incalzava ad intervenire.