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Boccuzzi: “Non credo alle “favolette”. L’articolo 18 non si tocca”

Intervista ad Antonio Boccuzzi su La Discussione del 05/01/2012 – di Ivan Mazzoletti

Al rientro dalla sosta estiva aveva duramente criticato la Cgil per lo sciopero indetto per protestare contro la manovra di Ferragosto di Berlusconi. Al rientro dalla sosta natalizia, invece, possiamo dire che le posizioni di Susanna Camusso riguardo ai temi di base e alla modalità di dialogo con il governo lo affascinano molto. Una “svolta” che l’ha fatto diventare il “laburista cigiellino” del Partito democratico.
Protagonista dell’avvicinamento alle posizioni del “maggiore” dei sindacati è il deputato Pd Antonio Boccuzzi, ex sindacalista della Uil ed ex operaio della sfortunata ThyssenKrupp.

Onorevole Boccuzzi, il pressing della Camusso è condivisibile?
La sola consultazione non è sufficiente. Occorre governare le riforme avendo il sindacato pienamente partecipe. Con la manovra non è stato fatto e quindi auspico che possa esserci in questo nuovo, delicato passaggio. Anche perché pensare di riformare il mercato del lavoro senza coinvolgere il sindacato nel suo insieme è improponibile.

Ma i sindacati non sono stati esclusi. Sono stati solo programmati incontri bilaterali. La Cgil che cosa teme?
Negli ultimi anni la Cgil ha fatto bene a pretendere una tavolo di concertazione organizzato coinvolgendo tutte le sigle. Sarebbe un errore ritrovarsi nuovamente di fronte a una spaccatura con due posizioni allineate e una terza critica. Tra l’altro, non è pensabile che ciò accada in questo momento. Come si fa a riformare il mercato del lavoro tenendo fuori un sindacato? Nello stesso tempo anche le altre sigle sindacali non posso permettersi di avallare una situazione di “crisi”. Io provengo dalla Uil ma mi sento vicino alla Cgil in questo momento.

A livello sindacale, quindi, ha cambiato casacca?
Ero scettico rispetto allo sciopero indetto a settembre nei confronti della manovra Berlusconi. Sono stato critico con la Cgil. Forse sbagliai perché magari era un po’ pleonastico dire che era giusto o ingiusto nel momento in cui era stato annunciato. Poi però, anche sulla riforma delle pensioni, sono stato molto critico con le decisioni del governo Monti.

Nel Pd si sono formate tre diverse posizioni sul tema della riforma del lavoro: l’ala sinistra vicina alla Cgil, i veltroniani in supporto a Ichino e quelli alternativi a Ichino e vicini a Tito Boeri. Lei quale condivide?
La linea corretta è quella indicata da Bersani. Mi riferisco in particolar modo all’Articolo 18. Sono convinto che non sia il momento di parlare di alleggerimenti delle tutele dei lavoratori. Rischiamo di creare un alibi per licenziare in maniera discriminatoria. Esistono forme che consentono eventuali licenziamenti se qualcosa non funziona nel rapporto tra lavoratore e impresa.
È invece una “favoletta” quella con cui si pensa di creare occupazione nel momento in cui si interviene sull’Articolo 18.