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DIFENDERE I CITTADINI DA LUDOPATIE COMPULSIVE
Luigi Bobba su L’Unità del 29/2/2012
E’ stata di circa 80 miliardi la spesa nel 2011 degli italiani per gioco d’azzardo. Era poco più di 14 miliardi nel 2000:un fatturato che si è più che quintuplicato. Sono circa 15 milioni le famiglie che giocano e mediamente ogni italiano spende più di 1300 euro all’anno per gioco d’azzardo. A giocare sono maggiormente le persone con redditi medio-bassi, in particolare disoccupati e indigenti. Il gioco diventa così in non pochi casi una patologia e attecchisce in particolare tra i giovani, ammaliati da spot pubblicitari sempre più invasivi quanto accattivanti. Perché questa crescita esponenziale?
Il Governo, rispondendo ad ‘interrogazione di circa 40 deputati del PD, prima firmataria l’on.Elisabetta Rampi, dice che l’offerta- sia nel numero di giochi che nei luoghi dove si può giocare- è stata ampliata per contrastare il gioco illegale, che vale oggi, secondo Libera, circa 10 miliardi. Ma è altresì vero che l’espandersi del mercato del gioco legale è frutto anche della messa a disposizione di giochi dove è più facile vincere, se è vero che gli incassi dello Stato sono rimasti sostanzialmente quasi invariati dal 2009 al 2011: circa nove miliardi. Perchè allora lo Stato continua con una mano ad incoraggiare e ad espandere la possibilità di giocare e , con l’altra, si trova a dover fronteggiare il fenomeno delle ludopatie? Infatti nella legge di stabilità 2011, l’art.1 contiene un impegno del Governo a definire attraverso le necessarie intese tra Amministrazione dei Monopoli e Ministero della Salute, “le linee di azione per la prevenzione, il contrasto e il ricupero del fenomeno delle ludopatie conseguente al gioco compulsivo”.E ancora perchè lo Stato vieta la pubblicità per le sigarette e i prodotti da tabacco, e invece consente che giovani e famiglie siano sempre più esposti al dilagare di spot che incoraggiano il gioco d’azzardo e , nello specifico, propongono i cosidetti “casinò virtuali”, dove si alimenta l’illusione che con un “click” si possa cambiare la propria vita? Anche la stessa Corte Costituzionale (sentenza n.300 del novembre 2011) ha chiarito che se le Regioni o Provincie Autonome dettano limiti all’esercizio dell’attività di gioco basati sulla distanza dai luoghi cosidetti sensibili, alfine di tutelare soggetti maggiormente vulnerabili,è un’azione che rientra in un interesse pubblico primario di gestione anche locale. Nonostante questa sentenza della Corte, non pochi Comuni si sono visti bocciare dai TAR ordinanze volte a tenere lontane le sale giochi dai luoghi di aggregazione come scuole o oratori. Serve dunque agire in tre direzioni: primo, il Governo dia rapida attuazione a quanto contenuto nella legge di stabilità del 2011: è passato più di un anno e le linee guida per contrastare le ludopatie non sono ancora venute alla luce. Secondo, sempre il Governo, mediante un decreto, regolamenti severamente la pubblicità dei giochi d’azzardo, analogamente a quanto è avvenuto per il tabacco. Infine il Presidente della Camera solleciti alla Commissione Attività Produttive , l’esame della proposta di legge depositata dal Consiglio Regionale del Piemonte, primo firmatario Roberto Placido, nella quale si prevede il divieto d’installazione di slot-machine nei locali pubblici e nei circoli associativi. Non si può restare inerti di fronte ad un fenomeno che , in non pochi casi, getta nella rovina e nella disperazione tante persone e famiglie. Il Governo non può chiudere gli occhi, pensando solo agli incassi che ricava del gioco d’azzardo. Perché quelle risorse, prima o poi, le dovrà spendere per riparare ai danni delle patologie da gioco compulsivo.





