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Inciucisti a chi?
Giorgio Merlo su Europa del 11/2/2012
È davvero curiosa la reazione violenta e furibonda dei soliti noti contro l’ipotesi, che ormai sta diventando sempre più realtà, di riformare l’attuale legge elettorale collaborando con tutti i partiti. Da mesi, anzi da anni, assistiamo alla predica di cancellare il cosiddetto Porcellum e di scrivere un’ennesima legge elettorale. Richiesta che adesso sta decollando concretamente e che, guarda caso, registra la contestazione proprio di quei partiti che l’hanno rivendicato con forza e determinazione nel tempo passato.
Partiti che, è sempre bene non dimenticarlo, da un lato urlavano in modo sguaiato la necessità della riforma e, dall’altro, con altrettanta puntualità, invocavano sino a ieri – e lo invocano ancora oggi – le elezioni anticipate che sarebbero disciplinate, guarda caso, proprio dal Porcellum.
Del resto, non c’è affatto da stupirsi. I partiti padronali, cioè retti solo ed esclusivamente dal carisma del “capo” e dove non c’è traccia di democrazia interna se non nell’adulazione acritica e quotidiana verso il leader maximo, individuano nel porcellum proprio lo strumento più adeguato per selezionare la classe dirigente e spedire al parlamento i rispettivi adulatori. Una prassi abbastanza collaudata e non affatto originale. E, forse, parte da qui la reazione violenta contro l’ipotesi, ormai abbastanza concreta, di arrivare al più presto ad una nuova legge elettorale.
Una legge, comunque sia, necessaria ed indispensabile che non ammette più furbizie, rinvii o tentennamenti vari. Neanche di quei partiti che strillano di giorno e sperano, alla sera, che nulla cambi per poi lucrare il consenso degli “indignati” per la combutta con il “nemico” e selezionare in caminetto la propria rappresentanza parlamentare.
No, quel giochetto sta per finire. E, al riguardo, non c’è nulla di male nel costruire la futura legge elettorale con l’avallo di tutti i partiti. A cominciare da quelli che hanno una maggior forza elettorale e un maggior radicamento sociale e territoriale per poi estendersi a tutti i partiti minori.
Senza pregiudiziali morali e senza anatemi politici o, peggio ancora, ideologici. Cosa significa contestare a priori il dialogo tra il Pd e il Pdl e il Terzo polo per costruire una nuova legge elettorale e cancellare definitivamente il Porcellum e il Mattarellum? Cosa significa lanciare continuamente strali e invettive contro il “nemico” che, stando al giudizio di questi moralisti non avrebbero titolo e dignità per costruire la futura legge elettorale? Chiunque sa che la legge elettorale è la “madre” di tutte le riforme e che, proprio dal profilo della legge elettorale si costruiscono le coordinate del sistema politico.
Dalle coalizioni che si andranno a formare alla nascita di nuovi partiti, dalla credibilità dei rispettivi programmi di governo ai criteri che presiederanno la selezione della rappresentanza parlamentare. Tutto questo dipende solo ed esclusivamente dalla legge elettorale. Si potrebbero fare decine e decine di esempi che comprovano questa semplice ma vera considerazione. E, quindi, il dialogo avviato con il Pdl, il Terzo Polo, la Lega da parte del Pd e con tutti quelli che ragionano laicamente senza filtri moralistici e ideologici è positivo e da incoraggiare.
I risultati li vedremo e, quasi sicuramente, nessuna legge elettorale sarà la fotocopia di ciò che vogliono e desiderano i singoli partiti. Che, non caso, sono sempre il frutto di qualche convenienza di partito oltrechè la conseguenza concreta del sistema politico che si vuol costruire. Ora, al di là di questa considerazione, è decisivo che la futura legge elettorale risponda almeno a tre criteri di fondo: consentire la formazione di alleanze di governo e non di astratti e sterili cartelli elettorali che abbiamo conosciuto negli ultimi anni a partire dal 1994; garantire una stabilità politica essenziale per il nostro paese introducendo una norma che blocchi l’eccessiva frammentazione del quadro politico, pur conservando una sufficiente rappresentatività democratica; e, infine, ridare la possibilità agli elettori di scegliersi i propri rappresentanti.
Tre obiettivi che si possono tranquillamente raggiungere con partiti che hanno una visione diversa, se non alternativa, sul progetto di governo della società ma che sui caposaldi essenziali del vivere comune si ritrovano in un comune disegno politico ed istituzionale. E se questo obiettivo politico sarà raggiunto avremo la conferma che anche la politica italiana, seppur in crisi, può raggiungere traguardi positivi. Nel rispetto delle distinzioni politiche ma in un quadro dove non c’è il “nemico” da abbattere ma l’avversario con cui confrontarsi. Soprattutto quando si parla di regole istituzionali e, nello specifico, di sistema elettorale.





