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Tra il Governo e il Pd non c’è alcun derby

Giorgio Merlo su Il Riformista del 28/2/2012


Diciamocelo con franchezza. Il dibattito che a volte nel Pd prende il largo sul Governo Monti è un po’ surreale. Ovvero, pare che uno scontro politico – l’ennesimo, dopo l’ormai lontana stagione congressuale – sotterraneo si misuri dal tasso di gradimento dell’esecutivo guidato dai Professori e dai tecnocrati. Un dibattito singolare perché denota che, sotto traccia, sono rimasti dissensi politici fortemente controversi che richiedono di essere rimossi se si vuole essere credibili e trasparenti per la prossima stagione che si aprirà dopo il voto del 2013.

Ma, soprattutto, è bene parlarne per essere coerenti e comprensibili anche in questo periodo che non può tollerare giudizi radicalmente diversi, se non contrapposti, tra le varie anime del partito sulle politiche intraprese dal Governo Monti. Certo, questo esecutivo non declina politiche e scelte di governo perfettamente compatibili con una coalizione di centro sinistra. Né possiamo pretendere che il programma del Pd si rispecchi fedelmente nei vari provvedimenti che sono stati sin qui assunti. Ma il punto, com’è ovvio, non è questo. E cioè, se nel Pd ci sono opinioni che confliggono radicalmente con il profilo politico e programmatico intrapreso dal Governo Monti la confusione rischia di aumentare. E, per fare un esempio, com’è pensabile che si possa partecipare a manifestazioni – seppur nel rispetto di tutte le opinioni – come quelle della Fiom che hanno come obiettivo deliberato e manifesto quello di attaccare frontalmente il Governo Monti e le sue politiche? Se dirigenti autorevoli del partito partecipano convintamente a quelle proteste senza battere ciglio, non possiamo poi lamentarci di quei sindaci del Pd che in Val Susa sposano le tesi dei No tav e di quelli che trascurano – o fingono di non vedere – che la violenza messa in campo è uno strumento concreto e tangibile per difendere la tesi politica e ideologica contro l’alta velocità ferroviaria. Insomma, la coerenza e la trasparenza delle scelte politiche non può essere a corrente alternata. E cioè, a seconda della giornata  e delle convenienze del momento. Perché il problema, come tutti sanno, non è il comportamento del singolo dirigente, ma l’immagine complessiva che il partito offre. Soprattutto quando queste scelte sono intraprese da esponenti che rappresentano l’intero partito in quel settore.

Pertanto, se non vogliamo riaccendere l’ennesimo derby nel Pd sul Governo Monti forse è opportuno chiarirci le idee almeno su 3 aspetti. Seppur mantenendo, com’è altrettanto ovvio, la nostra specificità politica e programmatica anche nel giudizio concreto di questo esecutivo.

Innanzitutto dopo l’esecutivo Monti il Pd non potrà non costruire coalizioni con un forte profilo di governo. Al di là della futura legge elettorale, le esperienze del passato  frutto di alleanze eterogenee e unite solo dal collante dell’avversione verso il nemico vanno definitivamente archiviate. Dall’Unione alla desistenza, dall’alleanza con i vari estremismi ai programmi onnicomprensivi e vuoti, appartengono ad una stagione che è ormai alle nostre spalle. E chi pensa di riproporle lavora per riportare le lancette della storia indietro e per consegnare un Pd più propenso all’opposizione che al governo.

In secondo luogo vanno sconfitte nel partito le tentazioni, purtroppo ancora molto presenti, proiettate alla radicalizzazione delle posizioni. Chi persegue questa linea, soprattutto se riveste ruoli dirigenziali, contribuisce direttamente a indebolire l’immagine riformista e di governo del partito. Che resta, invece, come dice giustamente Franco Marini,  il perno riformista della futura coalizione di centro sinistra.

Infine, senza una profonda e convinta unità del partito sulla cifra riformista e di governo, l’alternativa rappresentata dal Pd continua a seminare dubbi e perplessità in molti settori della pubblica opinione. Non è pensabile, del resto, che il confronto nel Pd continui ad essere quello tra chi simpatizza per la Fiom e chi, invece, sposa le posizioni della Cisl. O tra chi non perde occasione per attaccare la Chiesa e tra chi difende anche gli interessi curiali. Il confronto di merito e sui contenuti è sempre auspicabile. Ma quando prevalgono posizioni preconcette il risultato non può che essere nefasto.

E anche sul Governo Monti, quindi, il giudizio politico non può oltrepassare un certo limite. E’ un Governo indispensabile e necessario. Soprattutto in questa fase politica convulsa e frastagliata. Ma le scelte concrete di questo Governo non possono diventare terreno di scontro tra le varie tifoserie all’interno del Pd. Perché, se così fosse, dovremmo prendere amaramente atto che non solo appoggiamo questo Governo per motivi strumentali ma che, tutto sommato, non  siamo convinti neanche delle scelte, a volte drammatiche, che incidono profondamente sulla pelle dei cittadini. No, il Governo Monti va appoggiato seppur mantenendo la nostra specificità convinti, al contempo, che il Pd lavora per una futura stagione riformista partendo proprio dall’esperienza e dalle scelte di questo esecutivo.