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Ceccanti: “C’è uno spazio per le riforme”

Stefano Ceccanti su Europa del 21/3/2012


Il primo dato politico di rilievo del testo del gruppo di lavoro promosso da Enrico La Loggia (Pdl), Linda Lanzillotta (Terzo polo) e Walter Vitali (Pd) e realizzato presso la Fondazione Astrid insieme ad autorevoli studiosi è di metodo. Esso nasce sin dall’origine come testo costruito insieme, non quindi una mediazione successiva a posizioni di parte. Inoltre ha tenuto conto del positivo lavoro svolto sin qui dai “facilitatori” scelti dai leaders delle tre forze che sostengono il governo senza immaginare velleitaristicamente di ripartire da zero, sia sul sistema elettorale sia sulle riforme costituzionali.


Il secondo, è l’intesa raggiunta nel merito che fa fare passi avanti chiari sia sulle incertezze relative alla formula elettorale che nel testo dei “facilitatori” contiene ancora molti nodi non sciolti sulla debole differenziazione del bicameralismo, concepita in termini quasi solo procedurali. Per ciò che concerne il sistema elettorale, una volta acquisito il punto di equilibrio per la scelta dei rappresentanti di metà eletti nei collegi e dell’altra metà su liste corte di non più di 3 o 4 nomi, i facilitatori si erano mossi a partire dal sistema tedesco, ma avvertendo la necessità di qualche correzione maggioritaria a favore delle forze più votate per mantenere una tensione bipolare.
Tra le varie correzioni il documento di Astrid ripropone la più semplice e la più naturale, di tipo spagnolo: tante circoscrizioni indipendenti l’una dall’altra, di grandezza media di 14 seggi. Una soluzione in grado di equirappresentare le forze intermedie oltre il 10 per cento, di far entrare significativamente in parlamento quelle piccole ma, comunque, consistenti e di premiare di alcuni punti percentuali quelle che il voto degli elettori riveli come i pilastri del nuovo assetto.
Un sistema ispano-tedesco semplice per l’elettore e lineare nelle sue conseguenze per le forze politiche. Le norme costituzionali sulla forma di governo tendono poi, sulle fondamenta di quel sistema elettorale, a promuovere stabilità ed efficienza secondo gli standard delle Costituzioni delle forme parlamentari razionalizzate e in modo convergente al lavoro dei facilitatori: sfiducia costruttiva (come in Germania e Spagna), proposta di scioglimento al premier anche in caso di sconfitta sulla fiducia, che si blocca se entro breve tempo non si manifesta una maggioranza alternativa (come in Inghilterra e nella Legge fondamentale di Bonn), corsia preferenziale al governo e costituzionalizzazione dei limiti alla decretazione d’urgenza.
La riforma del bicameralismo con l’istituzione di un senato federale si presenta come un nodo decisivo sia per la forma di governo (tenere il governo appeso al rapporto fiduciario con due camere rende problematica la stabilità e l’efficienza, anche per l’eventualità di maggioranza diverse) sia per la forma di stato (la diversità territoriale deve trovare uno sboccco anche nel parlamento e non solo nel negoziato tra esecutivi). I facilitatori avevano affrontato in modo timido il problema, conoscendolo bene ma tenendo presenti le possibili reazioni di difesa dell’esistente.
È doveroso osare di più. Non siamo in una stagione di mezze riforme, pur apprezzabili. Da qui la scelta del testo Astrid per un rapporto fiduciario limitato ad una sola camera, come in tutte le forme parlamentari, e un ridisegno del procedimento legislativo che concentri i poteri efficaci di rinvio del senato a una serie di materie ben definite con attinenza ai rapporti centro-periferia.
Ciò consente anche di ritoccare alcuni difetti riconosciuti del Titolo V, asciugando l’area eccessiva delle competenze concorrenti e rendendo flessibili i confini attraverso una clausola di supremazia del livello centrale a cui nessuno stato federale ha mai rinunciato. Un senato siffatto potrebbe essere o espressione di secondo livello dei consigli regionali e dei consigli delle autonomie locali o eletto contestualmente a ciascuna elezione regionale. Non sprechiamo questo spazio che si è aperto per un protagonismo parlamentare sulle riforme.