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Così torna il primato dei partiti
Intervista a Mario Barbi su L’Unità del 29/3/2012
Prodiano, referendario convinto per l`abolizione del Porcellum e il ritorno al Mattarellum, il deputato Pd Mario Barbi boccia senza dubbio alcuno la bozza di riforma della legge elettorale firmata Abc.
Che cosa non le piace?
«Tutto e ne penso molto male perché credo che promette una cosa senza mantenerla e ne toglie due con certezza.
Promette all`elettore la scelta dell`eletto ma in realtà si tratta di un sistema proporzionale con liste di partito e con collegi sostanzialmente finti. Alla fine a scegliere saranno i vertici di partito. È comunque è un sistema proporzionale basato sui partiti quello di cui si parla».
E poi c`è il nodo delle alleanze.
«Appunto, toglie la facoltà dell`elettore di decidere la coalizione del governo e indicare il capo del Governo. E questa è la ragione di fondo del mio giudizio negativo».
Vendola e Di Pietro annunciano battaglia durissima. Addio Vasto?
«Penso sia una scelta poco saggia da parte del Pd appoggiare questa ipote- si di riforma perché va contro le ragioni fondative del partito. Doveva essere un partito ampio, tendenzialmente comprensivo del centrosinistra o per ampliamento o attraverso la costruzione di una coalizione stabile, quindi un partito non identitario, coalizionale, basato sulla cultura di governo e la partecipazione dei cittadini.
Mettendo in crisi, attraverso questo sistema elettorale, il bipolarismo, le coalizioni e il principio maggioritario, il partito rinnega se stesso e la sua carta fondativa. Alla fine questo impianto si basa su una nostalgia e una illusione».
Nostalgia da prima Repubblica?
«Si fonda sulla nostalgia del primato dei partiti, sugli accordi parlamentari dove si fanno e si disfano gli accordi di maggioranza, in stile prima Repubblica.
L`illusione, invece, è che possano tornare i tempi di quei partiti, fondati su una militanza volontaria, sul radicamento in modo capillare sul territorio. Non sarà mai più così».
Barbi, teme una grande coalizione già a partire dal 2013?
«La Grande coalizione sarà una delle conseguenze pratiche di un modello elettorale di quel tipo. Una volta instaurato il voto al partito, il risultato sarebbe quello di rafforzare le «ali estreme», mettendole in modo quasi fisiologico e naturale fuori dall`area di governo perché il sistema graviterebbe inevitabilmente sul centro. E il centro assumerebbe la titolarità della golden share della formazione dei governi».
Il Pd dovrebbe convocare un appuntamento ad hoc per discuterne?
«Certo, dovrebbe. Ma il Pd non fa che disattendere le decisioni che prende. C`è una deliberazione sulla legge elettorale: sistema francese, a doppio turno di collegio. Disattesa.
C`è un deliberato della direzione dello scorso luglio con un impegno del Pd su un modello elettorale franco-tedesco che ricorda gli animali medievali che esistevano soltanto nei bestiari. In realtà serviva soltanto per dire che i referendum – tra cui quello per cui si sono espressi un milione e 200mila cittadini, poi affossato dalla Corte Costituzionale – erano superflui».





