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La conquista del centro. La sfida 2013

Giorgio Merlo su Il Riformista del 22/03/2013


I recenti sondaggi evidenziano, tra molte cose, che sta nuovamente emergendo una forte domanda di “novità” in vista delle future elezioni politiche. Se nel lontano ’94 questa novità, dopo il rovinoso disfacimento della cosiddetta prima repubblica, fu rappresentata, checché se ne dica, dalla “discesa in campo” di Berlusconi, la prossima sfida elettorale individua nella capacità di governo dei singoli o dei partiti il terreno più adatto per nuove sperimentazioni politiche e per attrarre nuovi consensi.

Ora, pur senza ingigantire i dati che arrivano dai sondaggi, è indubbio che dopo la criminalizzazione dei partiti e la totale e puntuale delegittimazione del Parlamento e dei parlamentari da parte della maggioranza degli organi di informazione, il risultato non può che essere la richiesta di una profonda e radicale discontinuità rispetto al passato. E puntare su una nuova classe dirigente diventa, di conseguenza, il naturale epilogo. Se, quindi, occorre fare i conti con una situazione molto diversa rispetto al passato e con connotati alquanto originali, è indubbio che un dato politico emerge in tutta la sua interezza: e cioè, la contesa al centro è destinata a crescere e la rappresentanza politica di quegli interessi sarà decisiva non solo per la raccolta del consenso ma anche, e soprattutto, per il futuro governo del paese. Perché un fatto è indubbio: le prossime coalizioni non potranno contemplare al proprio interno formazioni politiche che fanno dell’antagonismo e  del giustizialismo la propria cifra politica. E, pertanto, la conquista del “centro” e la capacità di rappresentare interessi riconducibili a quel mondo, seppur variegato e articolato socialmente e politicamente, sarà la vera sfida attorno alla quale ruotano le prossime elezioni.

Può il Pd, partito di governo e autenticamente riformista, non tenere conto di questa situazione? Certo, il suo compito è anche quello di saper intercettare ciò che capita alla sua sinistra, come dice giustamente Dario Franceschini. Ma il crescente consenso al Governo Monti da un lato e la disillusione verso i partiti dall’altro impone al Pd, come agli altri partiti che aspirano al governo, di farsi carico di quella domanda che la pubblica opinione pone in modo sempre più pressante: e cioè, avete la capacità di saper governare dopo aver ottenuto i consensi? E, soprattutto, avete la competenza tecnica e l’autorevolezza politica e morale in grado di reggere alle sfide che pone la società?

Attorno a queste domande si gioca la capacità dei partiti di riconquistare la credibilità perduta e la ricetta programmatica da mettere in campo per il governo di una società complessa com’è quella italiana. E, il capitolo delle alleanze e lo stesso progetto politico, sono destinati ad intrecciarsi profondamente nella costruzione della futura coalizione e nella stessa capacità di non appaltare ad altri la rappresentanza di quei mondi vitali. Se, da un lato è quasi obbligata la necessità di dar vita ad una alleanza riformista – o di centro sinistra – che tagli drasticamente i rapporti con le componenti massimaliste ed estremiste della politica italiana, è altrettanto indubbio che la cosiddetta “vocazione riformista” del Partito democratico deve manifestarsi in tutta la sua interezza. E questo pur senza ingigantire il ruolo dei “tecnici” al governo che, sino a prova contraria, non sono ancora stati beatificati. Anzi, forse è anche opportuno ricordare alle Fornero di turno che la saccenza e l’altezzosità accademica sono elementi incompatibili per una politica riformista e di coesione sociale. E  il profilo della cultura di governo si rafforza proprio nel momento in cui si ha la capacità e l’autorevolezza per creare le sintesi più ampie possibili senza radicalizzare il conflitto e, soprattutto, senza abdicare al ruolo indispensabile e decisivo della politica. Perché la competenza è un ingrediente importante ma la costruzione del consenso attorno alla proposta è ancor più importante ai fini del mantenimento della coesione sociale.

Ecco perché sulla rappresentanza del “centro” si giocherà la prossima sfida politica ed elettorale nel nostro paese. Sarà questa la novità delle elezioni del 2013. Chi si attarda a rimpiangere il passato, fatto di foto e di scontri muscolari e violenti contro il “nemico” da abbattere, resterà inesorabilmente ai margini. Che, sino a prova contraria, non rientra tra gli obiettivi principali che si prefigge il Partito democratico.