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Merlo: “Le piazze Fiom-No Tav fuori dal nostro orizzonte”

Giorgio Merlo su Europa del 3/3/2012

Il dibattito, un po’ surreale, sull’appoggio – più o meno convinto – al governo Monti ha riaperto un acceso confronto politico all’interno del Pd. Un confronto che, in apparenza, non aggiunge nulla di nuovo rispetto a un recente passato. Invece, proprio questo dibattito fa emergere le diverse sensibilità politiche, culturali e anche programmatiche che caratterizzano il più grande partito riformista del nostro paese.


Ora, al netto delle legittime e sempre attuali ambizioni personali, è persino scontato riaffermare che la “pluralità” del Pd vive anche del giudizio diversificato e variegato che si dà delle politiche del governo Monti. È inutile lanciare proclami sulla cancellazione delle correnti, delle aree o delle sensibilità come si vogliono definire, quando è risaputo che un soggetto è plurale nella misura in cui esercita sino in fondo, e pubblicamente, questo pluralismo culturale. Semmai, quello che va sottolineato è che sono tramontati definitivamente i tradizionali organigrammi congressuali e che, invece, oggi il confronto si misura solo ed esclusivamente attorno alla prospettiva del Pd e alla sua concreta capacità di dar vita ad una organica coalizione di chiara impronta riformista.
Proprio dal giudizio, dall’appoggio o dal dissenso più o meno espliciti rispetto al governo Monti emergeranno le linee di fondo che disegneranno la stagione politica che decollerà dopo il 2013. E il filo rosso che legherà il nuovo sistema elettorale, la riforma istituzionale, il quadro delle alleanze e il profilo programmatico del Pd è strettamente intrecciato.
Fuor di metafora, non è pensabile essere credibili dando vita a una coalizione, o meglio ad un cartello elettorale, che mette insieme la Fiom, i No Tav, i sostenitori dell’economia di mercato e i laburisti. Ovvero, non si possono più mischiare il diavolo e l’acqua santa. La coalizione di governo sarà il vero banco di prova che dirà se il Pd guarda avanti o se sarà condannato a riproporre un disegno vecchio, nostalgico e conservatore. Ovvero, un’alleanza di sinistra dove si rappattuma tutto ciò che è vagamente di sinistra, antagonismo sociale, reducismo proto sindacale e massimalismo politico.
I sostenitori della piazza della Fiom e delle manifestazioni No Tav non credo possano diventare l’orizzonte entro il quale si inserisce la proposta e la ricetta di governo del Pd. E, accanto alla coalizione di governo, è indubbio che la cifra riformista del partito deve emergere in modo nitido in questa, per molti versi, anacronistica stagione politica. Nello specifico, le scelte di governo di Monti non sono affatto indifferenti.
È curioso, al riguardo, che nel Pd ci siano dirigenti di primo piano che sposano acriticamente – e forse ideologicamente – le tesi più critiche nei confronti dell’esecutivo pensando, così facendo, di contribuire a migliorare, o a conservare, l’identità di sinistra del Pd. Ecco perché, tutto sommato, il confronto nel Pd sui provvedimenti di questo governo è meno singolare di quel che appare. Per lo meno emerge in modo inequivoco chi, all’interno del Pd, cerca di governare il futuro e chi, invece, si accontenta di recintare il passato.
E se il tutto avviene alla luce del sole e con la dovuta trasparenza, forse è anche un bene non solo per il Pd ma anche e soprattutto per la prospettiva riformista e democratica del nostro paese.