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PD, ora serve coraggio e pragmatismo
Giorgio Merlo su Il Riformista del 15/3/2012
Ci sono dei momenti nella vita politica che richiedono coraggio e realismo. Soprattutto da parte di quei partiti che non fanno della pura contestazione demagogica e qualunquista la propria cifra politica. Certo, la demagogia continua ad essere un ingrediente decisivo nel confronto politico italiano ma tutti hanno potuto constatare che la sola propaganda rischia di deragliare lungo i binari dell’indifferenza e dello scontro sociale alimentando le tensioni senza risolvere i problemi.
E questo perché non si affrontano neanche seriamente. Un vizio, questo, presente in dosi massicce tanto nella destra quanto nella sinistra. Anzi, proprio nelle componenti della sinistra antagonista e radicale prospera questa degenerazione che rischia di depotenziare qualunque cultura di governo a vantaggio di una concezione ispirata dal ribellismo e dall’antagonismo. Per non parlare, ovviamente, dei giustizialisti che individuano nelle manette e nella criminalizzazione degli avversari l’unica carta da giocare e da spendere in qualunque frangente della vita politica.
Ora, al netto delle grandi difficoltà – e della sostanziale anomalia – che attraversano il sistema politico italiano, è indubbio che questa delicata e intricata stagione politica si può affrontare solo se ci sono partiti che riescono a dispiegare una vera cultura di governo senza farsi catturare dalle sirene qualunquiste che finiscono per accrescere l’antipolitica e gettare le basi per un restringimento della democrazia a vantaggio o dell’uomo forte, o dei tecnocrati, o del clan deghi “illuminati”. Insomma, a scapito sempre e solo della democrazia e dei suoi tradizionali istituti.
È persin scontato, e lo dico senza piaggeria, che un ruolo decisivo in questo frangente lo può e lo deve giocare proprio il Partito democratico. E cioè un partito che si è assunto la responsabilità del governo in una fase delicata della vita pubblica italiana e che, di fatto, ha rinunciato ad una facile, se non scontata, vittoria elettorale, dopo il crollo rovinoso e fallimentare del berlusconismo e del suo sistema di potere. Questo si chiama responsabilità istituzionale e maturità democratica. L’esatto contrario di ciò che anima partiti come l’Idv o la Lega che si ispirano al noto programma del “tanto peggio tanto meglio”. No, il Pd si è assunto una responsabilità grande sapendo che proprio da questa scelta politica e di responsabilità istituzionale potevano dipendere conseguenze non indifferenti per la prospettiva e per la vita dello stesso partito. Ma quando si ostenta una cultura di governo poi non si può non essere conseguenti. Pena la messa in discussione della serietà e della personalità dello stesso partito.
Ma questa maturità dimostrata concretamente in questa delicata fase politica, non può entrare in fibrillazione per episodi o per scelte che possono sfregiare l’immagine e le scelte del partito. A cominciare dal non inseguire le sirene dell’antipolitica. Anche quando arrivano dai potenziali alleati. Se, ad esempio, le parole d’ordine giustizialiste e forcaiole di Di Pietro, l’antagonismo e il radicalismo della Fiom e dei No tav, il massimalismo di alcune frange della sinistra politica e nostalgicamente tardo ideologica continuano a condizionare scelte, posizioni e atteggiamenti di alcuni dirigenti di primo piano del Pd, è lo stesso partito che rischia di entrare in fibrillazione. Quando tutti sanno che proprio e soprattutto dal Pd oggi può arrivare una proposta e un comportamento degni di un paese che ha lascito alle sue spalle una stagione paralizzante fatta di contrapposizioni muscolari e di populismi a buon mercato. E questo vale anche per l’organizzazione interna al partito. Certo, le primarie – tanto per fare un esempio – sono e restano uno strumento importante nella vita organizzativa e regolamentare del partito. Purchè non si trasformino in uno strumento che fornisce lavoro alla magistratura inquirente per le inchieste penali che possono generare. Se così è, come purtroppo sta capitando in varie parti del paese, un partito serio che non è prigioniero e vittima sacrificale dei suoi regolamenti e delle sue norme cerca di porvi rimedio correggendo gli errori, senza farsi accecare dal ruolo salvifico delle regole e degli statuti. Fuorchè qualcuno pensi che le primarie, come sono oggi organizzate, sono e restano l’essenza stessa del Pd. E cioè, un dogma intoccabile e infallibile.
Ecco perché, accanto alla strategia politica, alle alleanze da definire e al progetto di governo da affinare, in questa fase servono realismo e serietà nei comportamenti. Quel realismo e quel pragmatismo, a cui faceva riferimento tempo fa Franco Marini, che restano elementi decisivi e determinanti per fare del Pd sempre di più un partito di governo e responsabile a livello politico e istituzionale e non un cartello elettorale sensibile alla deriva dell’antipolitica e della piazza.





