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Damiano: “Il governo inverta la rotta o il Paese rischia il conflitto”
Cesare Damiano su Gli Altri del 13/4/2012
I giganti sorridono all`Italia. Così i giornali nel corso del summit sul nucleare in Sud Corea della scorsa settimana, dopo gli elogi del presidente degli Stati Uniti Obama e del primo ministro cinese Hu jintao nei confronti del governo italiano. Questo clima positivo nei confronti dell`Italia rappresenta sicuramente uno dei dati di novità più rilevanti dell`attuale fase politica, soprattutto se rapportato alla situazione che ci era stata lasciata in eredità dal governo Berlusconi.
Nel tempo della comunicazione e della velocità noi tendiamo a dimenticare rapidamente anche quello che è successo il giorno precedente. Con questa logica abbiamo rimosso lo stato pre fallimentare nel quale ci aveva condotto il governo di centrodestra: il rischio di default dell`Italia poteva significare, con uno spread giunto a 580 punti, non essere più in grado di pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni. Non sarebbe stato possibile fare la solita manovra correttiva, avremmo dovuto portare i libri in tribunale.
Da quel momento ad oggi abbiamo fatto un bel po` di strada: il pericolo non è del tutto alle nostre spalle, ma sicuramente siamo entrati in una zona di maggiore sicurezza. Tutto questo però non basta perché nel frattempo la situazione economica e sociale si è ulteriormente aggravata e richiede di accelerare la fase della crescita che il presidente Monti aveva promesso all`atto del suo insediamento. Abbiamo già criticato, in precedenti occasioni, la tendenza del governo a considerare principalmente le reazioni dei mercati trascurando i problemi dell`economia reale.
Oggi questo non è più possibile, se non a rischio di un ingovernabile appesantimento dei dati della recessione e dell`aumento delle tensioni sociali. I cittadini hanno percepito che, a partire dalla riforma della previdenza, la mano è stata pesante nei confronti dello stato sociale e questo ha provocato una crescente incertezza circa il futuro di centinaia di migliaia dì persone che hanno visto allontanarsi di anni, dall`oggi al domani, il momento di andare in pensione. Un errore da correggere che si somma ad altre incertezze: quelle che potrebbero derivare da una maggiore libertà di licenziamento, da una significativa diminuzione del potere d`acquisto delle famiglie, dall`aumento della disoccupazione e dal possibile prolungarsi della durata della recessione economica.
La Cgia di Mestre ha fornito, come fa periodicamente, i dati relativi alle chiusure di imprese, che sono state nel 2011 circa 12.000, il dato più negativo dall`inizio della crisi, con una perdita di oltre 50.000 posti di lavoro. Le bollette energetiche hanno registrato un rialzo significativo che peserà considerevolmente sui bilanci delle famiglie. Le nuove tassazioni sulla, casa si preannunciano anch`esse pesanti. Pensare che questa situazione non generi tensioni sociali significa non guar- dare in faccia la realtà.
Al tempo stesso, la riforma degli ammortizzatori sociali deve essere universale nei suoi effetti di migliore protezione in caso di disoccupazione: una scelta che deve puntare soprattutto all`inclusione dei giovani che svolgono un lavoro precario, per azzerare finalmente qualsiasi differenza generazionale sul terreno dei diritti e delle tutele. Bisogna però sapere che anche la migliore riforma del mercato del lavoro non produrrà neanche un posto di lavoro in più se non ci sarà un`adeguata scelta del governo di sostegno allo sviluppo del paese. Il presidente del Consiglio deve comprendere che non sempre le priorità dei mercati finanziari e delle banche coincidono con quelli delle imprese, del lavoro e delle famiglie. Ci ha sorpreso l`affermazione di Monti, un po` datata, secondo la quale le aziende straniere non investono in Italia a causa dell`articolo 18.
La stragrande maggioranza delle imprese non pensano che questo sia il problema principale: uno dei loro crucci, insieme alle famiglie, è quello di avere a che fare con un sistema bancario che non fa credito, rinunciando ad esercitare il suo mestiere, per rifugiarsi nella più comoda rendita che deriva dall`acquisto di denaro dalla Bce all`i% da investire in titoli di stato che oggi rendono quattro o cinque volte tanto. Mettere al primo posto l`economia reale è la scelta che il governo deve compiere. Noi dobbiamo aiutarlo con le nostre proposte, con le nostre richieste di correzione e con le nostre critiche, ad andare nella giusta direzione evitando di prendere a scatola chiusa scelte che non ci paiono convincenti.
Cesare Damiano capogruppo Pd commissione lavoro Camera dei Deputati





