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Damiano: lo sviluppo non può aspettare. In tre mesi ci giochiamo tutto

Intervento di Cesare Damiano su Gli Altri del 20 aprile 2012

“Guasto è il mondo, preda di mali che si  susseguono, dove la ricchezza si accunmla e gli uomini vanno in rovina”: Olivier Goldsmith, The Desert Village, 1770.
Mai frase è stata più azzeccata per descrivere ciò che caratterizza l`attuale situazione del mondo globale. È la stessa che ha utilizzato il compianto Tony Judt per intitolare un suo famoso libro del 2010, Guasto è il mondo, di cui vi consigliamo la lettura. Da qui vorremmo partire perché pensiamo che sia giunto il momento di prendere piena coscienza della gravità della situazione e di indicare i giusti rimedi.

Le politiche del governo si sono fin qui basate sull`idea che fosse sufficiente perseguire con determinazione la strada del rigore per essere in grado di tacitare i mercati finanziari ed il loro appetito. Tradotto: meno welfare e più licenziamenti. Questa operazione si é, però rivelata illusoria. Infatti, la speculazione finanziaria non si ritiene appagata dagli enormi sacrifici fatti da paesi come, il nostro, perlopiù a spese dello stato sociale, e lo dimostra la reazione dei mercati con l`improvviso rialzo dello spread dopo il brillante risultato conseguito dall`Italia nel mese di marzo, con l`indice al di sotto di quota 300.

Sembrava che l`uscita dalla crisi fosse a portata di mano. Invece, siamo di nuovo nella bufera. La nostra situazione é oggi paragonata a quella della Spagna e sembra vanificata buona parte degli sforzi fin qui compiuti. Dare troppa attenzione ai mercati rischia di farci inseguire l`albero di Bertoldo. Prima l`obiettivo era quello del rigore, adesso si contesta la mancanza di crescita. A me pare invece che l`oscuro oggetto del desiderio sia ancora una volta quello di far saltare l`euro, innescando un effetto domino ingovernabile tra i paesi europei, partendo dai più deboli ed esposti. Non è un mistero che su questo obiettivo le banche d`affari americane abbiano giocato molte delle loro carte speculative a partire dalla scorsa estate, con i drammatici effetti che sono sotto gli occhi di tutti. A questa prospettiva occorre reagire non avendo paura di sollecitare il governo a cambiare strada.

Per fortuna ce ne stiamo accorgendo, anche se con ritardo. Lo dico perché anche alcune voci del Partito democratico, ancora di recente, sostenevano che la scelta migliore fosse quella di aderire senza se e senza ma a ciò che veniva proposto dal governo. Ragionamento che ne sottendeva un secondo: che in fondo Monti e i suoi ministri stessero, facendo il “lavoro sporco” che i partiti, non erano in grado di fare, spianando la strada al prossimo esecutivo politico. Io ho invece l`impressione che dobbiamo già metterci nell`ordine di idee, se andremo al governo, di correggere alcuni clamorosi errori che sono stati compiuti, ad esempio sul tema delle pensioni. Dovremo forse rifare l`operazione del 2007, quella dello scalone Maroni, per rendere più morbida una riforma previdenziale senza gradualità, senza con questo disconoscere l`obiettivo dell`innalzamento dell`età pensionabile.

Nessun governo vorrebbe trovarsi in questa situazione, ma l`impressione che abbiamo é che aver spinto troppo l`acceleratore sulle pensioni lascerà in eredità a chi verrà dopo una situazione socialmente pesante alla quale sarà necessario porre rimedio. Del resto il balletto dí cifre a proposito dei lavoratori che, licenziati, sono rimasti senza stipendio, senza alcuna protezione sociale e che dovranno aspettare molti anni prima di poter avere una pensione, è la dimostrazione dello stato di confusione esistente. Tutto questo alimenta una crescente tensione sociale, un senso di frustrazione e di delusione che allontana sempre più i cittadini dalla politica. Che cosa bisogna fare? Nell`immediato si tratta di fissare alcuni punti programmatici che avranno caratterizzare l`azione del Partito democratico da qui alla prossima estate.

Si tratta di una prova generale decisiva per dare senso politico e prospettiva alla battaglia elettorale ormai prossima. Ci sono tre contenuti fondamentali profondamente intrecciati tra di loro, che devono costituire l`architrave della nostra azione: la definizione della riforma del mercato del lavoro, a partire dall`assunzione della tematica dei giovani e della loro inclusione nella sfera delle protezioni sociali in caso di disoccupazione, che devono assumere un carattere universale; la soluzione del tema dei lavoratori che rimangono disoccupati e per lunghi anni senza pensione, perché colti alla sprovvista dalla nuova riforma pensionistica; gli investimenti per aiutare lo sviluppo del paese: senza crescita nessuna riforma potrà produrre i risultati sperati ed il paese non sarà in grado di uscire dalla crisi.

Ridare speranza e orizzonte a chi oggi si sente sperduto e abbandonato di fronte ad una situazione di eccezionali difficoltà deve essere il nostro obiettivo prioritario.