|  |  |  | 

Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica

Esodati, Damiano: «Fornero non sa ascoltare, cambi direzione»

Intervista a Cesare Damiano su Il Messaggero del 14/6/2012 – di Diodato Pirone

«Le scelte della Fornero sugli esodati e sulla riforma del lavoro sono profondamente sbagliate e vanno modificate. Il ministro deve cambiare direzione». Cesare Damiano, deputato Pd ed ex ministro del Lavoro, è noto per la morigeratezza dei toni ma sulla Fornero va giù pesante.

Onorevole Damiano dove ha sbagliato la Fornero secondo voi?

«Ha impostato la riforma previdenziale e poi quella del lavoro con criteri prevalentemente finanziari».

Lei dice che è arrivata al governo con l’Italia ad un passo dal default…
«Ma infatti noi siamo consapevoli che la riforma delle pensioni andava fatta. Il guaio è che il ministro Fornero non ha ascoltato abbastanza le parti sociali, tanto è vero che la sua riforma del lavoro non piace né ai sindacati né alla Confindustria, e ha finito per lasciare nell’incertezza centinaia di migliaia di lavoratori. Il cortocircuito con la dirigenza dell’Inps è solo l’ultimo capitolo di una vicenda a dir poco sconcertante».

C’era bisogno di interventi drastici…
«Però noi a dicembre avevamo avvertito il ministro che eliminando bruscamente l’anzianità molta gente sarebbe rimasta senza lavoro e senza pensione anche per 5 o 6 anni. Adesso scopriamo che la Fornero era a conoscenza del numero delle persone che si sarebbero trovate in difficoltà prima dell’emanazione del decreto sui 65 mila “salvaguardati” di cui ancora non conosciamo il testo definitivo e nel quale non vorremmo fossero stati inseriti ulteriori criteri restrittivi. Noi chiediamo solo la verità dei numeri».

Nel decreto sulla copertura di 65 mila salvaguardati si specifica che se le risorse non saranno sufficienti aumenteranno i contributi. Se il numero degli esodati «coperti» dovesse aumentare, anche i contributi sociali subiranno un ulteriore aumento?
«Facciamo due conti. La copertura dei 65 mila lavoratori vale circa 5 miliardi fino al 2018, secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato. L’abolizione delle quote di anzianità, invece, viene conteggiata con un risparmio di 13 miliardi, sempre fino al 2018. Dunque la differenza é di soli 8 miliardi se si dovesse ritornare al regime precedente delle quote. Occorre inoltre considerare che dal 2020 la riforma fa risparmiare oltre 20 miliardi l’anno. A me sembra che i margini per sciogliere il nodo ci siano. La verità è che si è voluto intervenire troppo pesantemente sulla previdenza e si è finito per creare una specie di scalone. Vuol dire che lo chiameremo scalone Fornero. Dovrebbe essere immediatamente corretto. Altrimenti il prossimo governo dovrà intervenire per attenuarlo».

Non è che state difendendo una quota di lavoratori che in accordo con le aziende puntano ad andare a riposo presto e a carico della collettività?
«Noi siamo contrari agli abusi. Infatti, sarei stato favorevole ad aumentare le cosiddette quote per accedere alle pensioni d’anzianità portandole gradualmente anche a quota 100 nella somma fra età e contributi. L’abolizione dell’anzianità, invece, si sta traducendo in un gigantesco pasticcio e in una inaccettabile ingiustizia per moltissime persone. Bisogna voltare pagina».